«Spero che presto Mortadella venga rovesciato»

Poeta Musandro, com’è nato il tuo amore per il latino, e soprattutto per la poesia?
«Il mio nonno materno, raffinatissimo appassionato di latino, mi insegnò i primi fondamenti quando ero piccolo. Successivamente, presso il Liceo Classico “Omero” di Bruzzano, quartiere dell’estrema periferia milanese, alcuni bravissimi professori mi istruirono nell’arte - molto difficile! - di comporre versi latini o greci».
Che importanza può ancora avere il latino per gli uomini della nostra epoca?
«Il latino offre uno strumento eterno per indagare le basi del nostro mondo attuale, poiché i poeti, i filosofi e gli scrittori romani diedero origine alla cultura umanistica dell’Europa. Quasi tutto ciò che sentiamo nel nostro animo fu già percepito dai latini».
Tu scrivi poesie sul calcio ed i calciatori. Ma cosa c’entra il calcio con il latino?
«La squadra dell’Inter, della quale io, poeta Musandro, sono tifoso, mi appare come l’erede del dominio e della civiltà di Roma, non solo per la sconfinata potenza dei suoi giocatori ma anche per l’impeccabile correttezza e moralità che gelosamente difendono i nostri sovrani Milly e Massimo Moratti, ideali seguaci del grande Catone. Pertanto è risultato piacevole e appropriato usare il latino, per lodare più efficacemente nella loro lingua antica questi nuovi romani».
Come risponderesti a un ragazzo o a uno studente, che chiedesse se sei un po’ matto?
«Innanzitutto, tutti i poeti hanno una vena di pazzia, come ci spiega Platone del suo dialogo intitolato Ione. Inoltre si dice che i tifosi interisti, stravolti dalla sofferenza dopo aver sopportato per tanti anni oltraggi così grandi e vergognosi per colpa delle canagliate degli arbitri e della corruzione nel calcio, non siano più in possesso di tutte le loro facoltà mentali...».
Mi risulta che i tuoi poemi abbiano parlato diffusamente anche di Berlusconi. È davvero cosi? Di che si tratta?
«Berlusconi, presidente della squadra del Diavolaccio (ovvero del Milan...), è descritto come un nemico fiero e indomabile. Sempre sconfitto da Massimo Moratti dopo un accesissimo derby, preferisce un suicidio eroico a una vergognosa resa. Però, dotato di sette vite come i gatti, risorge sempre nel poema successivo...».
Cosa pensa il poeta Musandro della situazione politica?
«Come la maggior parte degli italiani onesti, spero che Mortadella venga rovesciato quanto prima».