La spesa azzurra di Spagna e Inghilterra

I nostri "pezzi" più pregiati piacciono alle big straniere che possono
permettersi anche esborsi maggiori. In prima fila a sfidare le grandi del
campionato: Real Madrid, Barcellona e le due squadre di Manchester

Ogni anno ci ritroviamo a raccontarci le due facce del nostro calcio. Da una parte grandi sogni, idee-mercato da nababbi, non sempre da intenditori illuminati del pallone, formazioni a cinque stelle. Dall’altra bilanci in rosso, stipendi da tagliare, introiti da aumentare, compro uno e meglio se vendo due. Ora, poi, per le squadre che vanno in Europa, ci si è messo anche il fair play finanziario. Ha spaventato perfino un noto spendaccione come Moratti.
Diciamocelo, per noi il calcio mercato è soprattutto un fumetto. Leggevamo Kit Karson e Tex Willer, Diabolik e Linus ed ora ci leggiamo storie e notizie di pallone. Il nostro calcio è debole finanziariamente. Quando si parla di cash, tutti sbiancano o s’arrossano. Non così all’estero. Gli inglesi non fanno una piega. Certo, con sceicchi e affini tutto è più facile. Ma anche in Spagna non scherzano.

Il Real made in Mourinho si è comprato cinque eccellenti giocatori senza batter ciglio, andando ad aggiungerli a Ronaldo, Kakà, Benzema, Higuain. Galliani, da anni, si lamenta per la diversa situazione fiscale fra il nostro paese e gli altri. Ed è vero. Dunque non si comprende perché il pallone italiano parli in grande quando, invece, è costretto a pensare in piccolo. E il mercato conferma.
Le stelle assolute non vengono più a giocare qui. Siamo costretti ad accendere la fantasia (e spiegare il portafoglio) sui parametri zero. Abbiamo poco occhio sui giovani. E quasi mai se li prendono le squadre top. I prezzi dei giocatori italiani «classe A» (pochissimi) sono da fuori di testa. Eppoi sono «classe A»? Guardate dove giocano i nazionali? Quanti ne vogliono all’estero? Forse cinque. E forse sono troppi.

Obiezione: Ibrahimovic, Robinho, Eto’o, non sono ottimi giocatori? Si, ma lasciati andare (il termine scartati è troppo crudo) dagli altri. Una stella di assoluta grandezza non ce la possiamo permettere: lo stipendio pesa. E perché mai Tevez, per esempio, dovrebbe andare alla Juve che non gioca nemmeno le coppe? Troppe squadre nostre non hanno appeal internazionale. Quest’anno la Bundesliga ha fatto record con 13 milioni di spettatori paganti allo stadio. Il calcio italiano guarda ai record contrari. Più crescono ricavi, più aumentano i debiti (vedi stagione 2009-2010). Si accapiglia sui diritti televisivi, non sapendo cercare altrove introiti che migliorino il montepremi. L’anno scorso l’Inter ha fatto triplete, ma si è svenata finanziariamente. Ed ora perfino Moratti è costretto a pensare in piccolo. A modo suo, ma in piccolo.