Spesa farmaceutica «sotto sorveglianza»

Alle Fiamme Gialle verrà chiesto di contrastare sprechi e corruzione

La spesa farmaceutica è sotto la sorveglianza delle Fiamme gialle sia nelle Asl, che nelle aziende ospedaliere e nelle case di cura. Infatti la giunta guidata da Marrazzo è alle prese con un protocollo per affidare alla Guardia di finanza il controllo della spesa pubblica sanitaria con un’attenzione specifica ai capitoli riguardanti l’acquisto dei medicinali. Vale a dire che le misure di contenimento sulla farmaceutica - i tetti di spesa di 15 euro mensili per assistito -, insieme con altri criteri messi in campo per produrre risparmio nel comparto sanitario, non sono riusciti a stabilizzare la spesa sul rimborso delle prescrizioni dei farmaci.
E malgrado l’ottimismo dell’assessore alla Sanità Augusto Battaglia quando andava ad annunciare che la farmaceutica stava diminuendo si corre ai ripari con nuove ipotesi di controllo. Infatti l’affidamento diretto alle Fiamme gialle per «il controllo repressivo a salvaguardia dell’attività finanziaria regionale» può essere considerata una misura precauzionale da inserire nel pacchetto del secondo piano di rientro visto che, il primo - varato a febbraio scorso - ha prodotto tutt’altro che economie. Ed ecco allora alle divise grigie verrà chiesta «una stretta collaborazione sul controllo della spesa sanitaria per contrastare - si legge nella bozza approvata dall'esecutivo ulivista - i fenomeni di corruzione, evitare sprechi e favorire un uso austero e trasparente delle risorse pubbliche».
Oltre al fatto che a margine dell’accordo la giunta chiede «di avere un immediato riscontro sulle eventuali violazioni individuate dagli investigatori, offrendo di impegnarsi a fornire su richiesta materiale documentale per le indagini cosicché, possa conoscere tempestivamente gli esiti degli accertamenti e delle violazioni con tanto delle generalità delle eventuali persone fisiche e giuridiche coinvolte». Così però, sorge spontaneo avanzare una provocazione: se alle Fiamme gialle venisse affidato il compito di controllo allora, in virtù della volontà di razionalizzare la spesa pubblica, andrebbero sciolti gli apparati regionali che si occupano dello stesso monitoraggio. Non a caso infatti «qualche mansione delle due direzioni regionale del comparto sanità, se trasferita ai finanzieri, verrebbe depauperata del ruolo ispettivo, di controllo e coordinamento».
A tagliare corto su questo tema è il vicepresidente della commissione Sanità del Senato Cesare Cursi (An) che definisce il protocollo in questione «un atto di sfiducia nei confronti delle due direzioni regionali dell’assessorato alla Sanità quando invece, le Fiamme gialle, verrebbero distolte da altri ruoli importanti e da altre indagini». Ma quando il senatore va a sciorinare il testo conferma pure che «si tratta dell’ennesima dimostrazione dello stato confusionale che alberga nella giunta di Piero Marrazzo dove regna sovrana la conflittualità che denota questa scelta». E ancora: «Troppo spesso ormai la giunta Marrazzo cambia parere così come cambia le carte in tavola sul debito anche se ora è arrivata al capolinea».
Per Cursi il declassamento del rating da parte dell’agenzia Standard & Poor’s, la richiesta da parte di Marrazzo di un miliardo di euro alla Cassa Depositi e Prestiti assieme all’aumento delle tariffe per alcune analisi cliniche denotano il fatto che «il secondo piano di rientro al varo dell’esecutivo è ancora in divenire quando mancano solo 5 giorni alla possibilità di commissariamento da parte del ministero dell’Economia».