La spesa miliardaria per la villa di Camilla fa infuriare gli inglesi

Lorenzo Amuso

da Londra

Mai amata dai futuri sudditi, la folta schiera dei suoi detrattori ha un nuovo argomento per averla in antipatia. Meglio, una fattura di oltre due milioni e mezzo di euro destinata a ricadere interamente sulle spalle dei contribuenti. È questo l’esorbitante preventivo per i lavori di ristrutturazione di una delle abitazioni di Camilla Parker Bowles. Interventi strutturali ritenuti necessari per rafforzarne le misure di sicurezza. Una guardiola per la polizia, l’installazione di un sistema video a circuito chiuso, una nuova strada di accesso a tre corsie.
L’interessata - come suo costume - ha preferito declinare ogni commento, lasciando che fosse un portavoce di Clarence House, la residenza ufficiale del principe Carlo, a spiegare che la bellissima Raymill House, situata a Lacock, nel Wiltshire (nord-ovest di Londra) resta la casa dei suoi affetti, quindi curata con un occhio di riguardo. «Ci rifiutiamo di commentare le indiscrezioni che appaiono sui quotidiani, mentre possiamo confermare l’apertura di un cantiere sotto la direzione del ministero degli Interni - ha dichiarato il portavoce della Famiglia Reale -. Raymill è la residenza di famiglia della Duchessa di Cornovaglia, che ama trascorrervi il tempo privatamente».
Camilla ha acquistato la proprietà in stile georgiano, non distante da quella del principe Carlo (Highgrove), nel 1995, in seguito al divorzio dal primo marito Andrew Parker Bowles. Ma dopo le nozze con Carlo, con il quale ha festeggiato il primo anniversario lo scorso aprile, sono state rare le occasioni per rifugiarsi nella residenza di campagna. Da qui le polemiche per un’opera ritenuta eccessiva e ingiustificata. D’altronde non è una novità che ogni spesa effettuata dai reali venga passata al setaccio dai media. A maggior ragione quando di mezzo c’è Camilla, il cui indice di popolarità continua a registrare risultati avvilenti. Nonostante gli innumerevoli sforzi per catturare le simpatie popolari, le diete dimagranti, la massiccia campagna mediatica, il nuovo guardaroba all’insegna dell’eleganza, l’impegno in iniziative di beneficenza, la maggioranza dei britannici continua a opporsi alla sua incoronazione. E non manca occasione per metterla in difficoltà.
Qualche settimana fa è dovuto intervenire il segretario personale del principe, Sir Michael Peat, per rassicurare i contribuenti, spiegando che la Duchessa di Cornovaglia «costa» solo tremila euro annui all’erario pubblico. Un’inezia rispetto ai quasi 20 milioni di euro che percepisce il suo coniuge dallo Stato attraverso il Ducato di Cornovaglia. Un sontuoso stipendio che non lo trattiene comunque dal richiedere cospicui rimborsi spese ogni qual volta rientra dai suoi viaggi all’estero. Pare infatti che il principe sia tanto generoso in mance e regali quanto inflessibile nelle richieste di risarcimento, ovviamente sempre a carico dei contribuenti suoi sudditi.
Secondo il tabloid Daily Express l’erede al trono si distingue per signorilità quando si tratta di elargire laute mance al personale degli alberghi in cui risiede o, più in generale, a tutte le persone che si prendono cura di lui. Una premura costata - solo nell’ultimo viaggio negli Stati Uniti lo scorso anno - circa 12mila sterline, oltre 17mila euro. Soldi che il Principe di Galles si è limitato ad anticipare, dal momento che poi è stato puntualmente rimborsato. Come da lunga tradizione. Eppure l’impressione che si fa largo è che i contribuenti fatichino sempre più a giustificare i costi della monarchia. Strepitoso volano per il turismo nazionale e simbolo desueto di una centenaria tradizione che da tempo ha smarrito autorità e blasone, il ruolo della Famiglia Reale, tra un prestigio ormai scaduto e un nostalgico cerimoniale, è in cerca di una nuova collocazione. Per il suo mantenimento è stato calcolato che ogni cittadino contribuisce annualmente con 62 centesimi di sterlina (poco meno di un euro). Quanto un quotidiano. Resta da capire in quanti siano ancora disposti a pagare il simbolico prezzo per sentirsi sudditi.