La spesa pubblica si è mangiata mezzo Pil

da Roma

L’anno scorso la spesa pubblica italiana ha superato il 50% del Pil, ritornando verso i record stabiliti nella prima metà degli anni Novanta. Secondo i dati degli uffici statistici europei (Eurostat) resi noti ieri, la spesa complessiva è aumentata fino a raggiungere il 50,1% del prodotto interno lordo, rispetto al 48,3 del 2005 e al 47,7 del 2004. La media della spesa pubblica nei Paesi dell’area euro è stata, nel 2006, del 47,4%. «Bisogna procedere a una riduzione strutturale della spesa, e ad una sua riuduzione», avverte il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet. L’Italia è diventato il Paese col debito più elevato, aggiunge, e il miglioramento dei conti del 2006 «è principalmente - si legge nel rapporto annuale Bce - risultato della forte crescita del Pil e di entrate inattese».
Non più tardi di sabato scorso, al termine delle riunioni dei ministri finanziari e dei governatori europei a Berlino, Mario Draghi aveva lanciato l’allarme sull’andamento della spesa corrente (investimenti e interessi passivi esclusi) che ha definito «ai massimi storici». Il governatore di Bankitalia ha sollecitato il governo a intervenire senza indugi per ridurla, evitando così pesanti ricadute sul livello del debito pubblico. Nell’ultimo bollettino economico di aprile, la Banca d’Italia rilevava come la spesa primaria corrente si è attestata nell’ultimo biennio al 40% del Pil, «superando anche gli elevati valori raggiunti nei primi anni Novanta».
Nella classifica europea della spesa pubblica siamo secondi dopo la Francia, che arriva al 53,5% del Pil. Tutti gli altri Paesi dell’area euro restano sotto il limite del 50%, con Spagna e Irlanda che fanno registrare la spesa più bassa: rispettivamente il 38,5 e il 34,4% del Pil. Non è casuale che si tratti di due fra i Paesi europei più dinamici.
Il dato Eurostat e il rapporto della Bce confermano come il miglioramento della finanza pubblica 2006 sia avvenuto esclusivamente grazie all’aumento delle entrate fiscali. L’anno scorso, le entrate sono state pari al 45,6% del Pil, contro il 44 nel 2005, il 44,2 nel 2004, il 44,8 nel 2003. Alla fine del 2006 l’Italia ha fatto registrare un rapporto deficit-Pil del 2,4%, che è poi arrivato ufficialmente al 4,4 conteggiando gli effetti della sentenza della Corte di giustizia Ue sull’Iva auto, i debiti Ispa, la cartolarizzazione dei crediti per i contributi agricoli. Il rapporto debito-Pil è giunto al 106,8 %, in aumento rispetto al 106,2 del 2005. E qui siamo ultimi della classifica europea, molto indietro rispetto alla media che ha raggiunto il 69% del Pil.
Istat, previsioni 2007. Per la prima volta, l’Istituto di statistica si lancia in una previsione sui conti pubblici per l’anno ancora in corso: il deficit dovrebbe attestarsi quest’anno al 2,3%. È una stima migliore di quella del governo, che prevede per il 2007 un rapporto deficit-pil del 2,4%. Un miglioramento che avviene nonostante la spesa per interessi sul debito pubblico venga stimata in aumento dai 67,5 miliardi del 2006 ai 73,1 miliardi di quest’anno, a causa dell’aumento dei tassi deciso dalla Bce. L’avanzo primario dovrebbe salire al 2,6% del Pil rispetto allo 0,1% del 2005. Dovrebbe anche migliorare il rapporto fra debito e Pil, toccando il 105,4%. In termini assoluti il debito pubblico dovrebbe raggiungere la ragguardevole cifra di 1.616 miliardi e 350 milioni di euro.