La spesa sanitaria è sempre fuori controllo

Claudio Pompei

Il piano di rientro del disavanzo sanitario nel Lazio sembra diventato una telenovela senza fine: continui scambi di accuse, polemiche anche all’interno del centrosinistra, ospedali da chiudere, posti letto da tagliare, ticket su prescrizioni farmaceutiche e diagnostiche. Gli uomini di Marrazzo, nonostante governino la Regione da un anno e mezzo, cercano di giustificare anche i più recenti aumenti della spesa farmaceutica attribuendo ogni colpa alla giunta Storace. E l’«esplosione» del problema-precari ha peggiorato la situazione. Al punto che perfino il governo “amico” è stato costretto a richiamare più volte la giunta Marrazzo sulla necessità di provvedimenti di contenimento. E proprio per parlare dell’emergenza-deficit ieri il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha incontrato il presidente della Regione Lazio. Al di là del “politichese”, si è concordato di procedere al più presto «a completare la definizione del piano di rientro del deficit sanitario» che dovrà essere «coerente con il “Patto per la salute” stipulato da governo, regioni e province autonome il 28 settembre scorso». Per riportare al più presto la spesa sotto controllo, occorrono «interventi sul numero di posti letto, tariffe, spesa farmaceutica, infrastrutture contabili di controllo». Il definitivo accertamento delle posizioni debitorie della Regione Lazio in materia sanitaria sarà affidato a una parte terza, scelta dal ministero dell’Economia d’intesa col presidente Marrazzo. L’eventuale aiuto del governo sarà comunque vincolato al «raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro del deficit».
Sulla vicenda è intervenuto ieri il vicepresidente della comissione Sanità del Senato Cesare Cursi, secondo il quale «Marrazzo avrebbe dovuto presentare nello scorso luglio il piano di rientro al governo e solo ora si è reso conto che non avrà l’aiuto economico nel quale sperava. In tutto questo tempo - ha spiegato Cursi - la giunta presieduta dall’ex mezzobusto di Raitre non è stata in grado di predisporre un piano di rientro che tenesse conto delle urgenti esigenze della Regione nè di trovare le risorse finanziarie necessarie affinché quel piano potesse essere esaminato dai tecnici del ministero dell’Economia. Il risultato è stato che lo stesso Padoa-Schioppa ha bollato il documento come non serio. E nel frattempo si sono prodotti ulteriori debiti portando inevitabilmente la sanità allo sfascio».
«La denuncia dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl, i distinguo all’interno della maggioranza, la netta contrarietà della sinistra massimalista ai ticket - ha insistito Cursi - dimostrano che ormai non c’è più nulla da sperare. I cittadini del Lazio non possono tollerare un sistema che ha raggiunto livelli talmente bassi da mettere in serio pericolo la tutela della salute di tutti. Ed è oltremodo ingiusto - ha concluso l’esponente di An - che siano solo gli utenti a pagare le conseguenze negative della precarietà e della superficialità con la quale la giunta Marrazzo ha finora affrontato i problemi del settore».
«Il presidente Marrazzo - ha detto, invece, il segretario regionale dell’Udc Luciano Ciocchetti - governa la Regione Lazio dal maggio 2005 e da allora la sanità laziale ha continuato a produrre deficit di notevole livello, non facendo registrare alcuna inversione di tendenza: 2 miliardi di euro nel 2005 e nel 2006 sta viaggiando alla stessa intensità. Le Asl e le aziende sanitarie hanno nei primi tre trimestri dell’anno in corso abbondantemente sforato quanto concordato con l’assessorato e il deficit 2006 si attesterà a cifre altissime pur avendo la Regione avuto più trasferimenti, circa 500 milioni di euro. Chissà se queste cose Marrazzo le ha raccontate al ministro Padoa-Schioppa».
Anche Stefano De Lillo (Fi), membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, ha criticato Marrazzo: «È chiaro che lo scaricabarile non è la strategia migliore per risolvere il problema e che quella parte delle sinistre che l’aveva sostenuta per vincere le elezioni regionali e poi per governare ha fatto un grosso sbaglio. Nella maggioranza se ne è accorto più di qualcuno, anticipando il rifiuto del ministro Padoa-Schioppa ad accollarsi il debito del Lazio».