Quattro aspiranti suicidi e una noia mortale

Non sempre, da un buon libro, si riesce a cavar fuori un film all'altezza. È il caso di Non buttiamoci giù, basato sull'omonimo romanzo di Nick Hornby

Non sempre, da un buon libro, si riesce a cavar fuori un film all'altezza. Vuoi per la voglia eccessiva di personalizzare del regista, vuoi per i limiti di chi deve sceneggiare, spesso, sul grande schermo, si vedono delle trasposizioni da museo degli orrori. È il caso di Non buttiamoci giù, basato sull'omonimo romanzo di Nick Hornby, romanziere straordinario nel saper raccontare, con humour e sarcasmo che non debordano mai, storie e personaggi dotati di un fascino tutto loro. Come i quattro aspiranti suicidi londinesi di Non buttiamoci giù che, in una notte di San Silvestro, si ritrovano, sopra un grattacielo, per farla finita. Sconosciuti tra loro, ma accomunati dal desiderio di gettarsi di sotto.
Persone, tra loro, completamente differenti. C'è Maureen (Toni Collette), donna di mezza età, sfinita per le cure continue che deve dare al figlio disabile; c'è Martin (Pierce Brosnan), ex giornalista televisivo, finito in rovina e con matrimonio in frantumi dopo esser andato a letto con una sedicenne che dimostrava più anni; c'è Jess (Imogen Poots), figlia ribelle di un politico e delusa d'amore; c'è JJ (Aaron Paul), musicista che consegna pizze a domicilio, ammalato di tumore (almeno, così dice lui). L'affollamento involontario sulla cima del palazzo (famoso come luogo per i suicidi) li farà desistere dal tentativo, ma a un patto: fino a San Valentino, nessuno di loro dovrà togliersi la vita. Da questo incontro, nascerà un'amicizia preziosa che, in vari modi e declinazioni, li condurrà alla data fatidica. Con tanto di vacanza terapeutica a Ibiza. Purtroppo, nel film, la polifonia depressiva finisce per essere depistata da una presenza eccessiva dei due protagonisti più giovani, a danno dei male utilizzati e tratteggiati Brosnan e Collette. Il tutto, servito piattamente, con vaghe risate e un senso di noia che, dopo i primi brillanti venti minuti, ti fa tifare per il loro suicidio.