Tornano gli X-Men più avventurosi di prima

X-Men del presente e del passato, uniti per rivitalizzare il futuro di una saga dopo il deludente finale di trilogia e il ben più avvincente prequel

Tutti insieme, appassionatamente. X-Men del presente e del passato, uniti per rivitalizzare il futuro di una saga che, dopo il deludente finale di trilogia (X-Men - Conflitto finale) e il ben più avvincente prequel (X-Men - L'inizio), riscopre ora una nuova primavera cinematografica, accontentando un pubblico ben più esteso dei soli fan marveliani. Merito, soprattutto, della regia di Bryan Singer, tornato a casa base per firmare uno degli episodi più belli del franchise. Il tutto, prendendo spunto dalla miniserie Marvel del 1981, Days of Future Past.

In un distopico futuro, il mondo è ormai nelle mani delle Sentinelle, robot creati per controllare i mutanti, diventati, però, un pericolo anche per una umanità ridotta in schiavitù. Di X-Men ne sono rimasti pochi, uniti per far sopravvivere una specie che, mai come adesso, rischia l'estinzione. La soluzione potrebbe essere quella di rimandare Wolverine indietro nel tempo (nel fumetto era Shadowcat, qui usata come medium), fino al 1973, per modificare il passato; Logan dovrà impedire che Mystica (Jennifer Lawrence) uccida Bolivar Trask (Peter Dinklage), creatore dei robot. Per farlo, dovrà riunire i giovani e senza illusioni Xavier e Magneto, contando anche sull'aiuto di Bestia e di quel Quicksilver (molto azzeccato) che avrà un ruolo importante in Avengers 2. Con questo stratagemma, si miscela ottimamente il cast della trilogia con quello del prequel. E se le scene del futuro distopico sono le meno interessanti e più noiose, le ambientazioni nel '73 (la scelta del periodo storico non è casuale visto i tumulti e i cambiamenti dell'epoca) sono davvero eccellenti e divertenti (a parte qualche forzatura, come l'implicazione di Magneto nell'omicidio Kennedy che strappa involontarie risate). Grande sceneggiatura, ottimo cast e una gran voglia di vedere il sesto capitolo.