"Siamo sempre rock ma 30 anni fa "X Factor" non ci avrebbe preso"

Prima apparizione "live" mondiale dopo l'evento Apple: "Noi siamo al servizio dell'arte, non delle multinazionali"

La band irlandese degli U2

Poi si ferma a visitare l'Abbazia di Chiaravalle con il naso all'insù. Manco si direbbe sia la rockstar più famosa del mondo: Bono, proprio lui.

Poco prima, insieme con The Edge in una locanda chic a pochi passi da Milano, aveva parlato del nuovo disco Songs of innocence , che un mesetto fa gli U2 hanno pubblicato a sorpresa facendo svolazzare le carte in tavola: distribuzione gratuita attraverso iTunes e polemiche “divisive” come ha spiegato lui al Guardian .

Risultato, cifre alla mano: 26 milioni di download e 81 milioni di ascolti di almeno una canzone del disco. «So che la gente diffida degli artisti che hanno rapporti con le multinazionali ma anche alla Biennale di Venezia ci sono artisti che hanno un mecenate: l'importante è che siano al servizio dell'arte e non viceversa». Dopotutto, «veniamo dal punk rock e il nostro obiettivo è ancora aggredire i luoghi comuni» dice Bono. Ad esempio, come spiega The Edge, «noi siamo passati da un talent show ante litteram intitolato Harp come la birra: anzi il nostro nome è nato in quella occasione, prima ci chiamavamo The Hype. Abbiamo vinto il primo premio di 500 sterline, che era come vincere la lotteria, e abbiamo pubblicato il nostro ep d'esordio. Eravamo grezzi e ruvidi, oggi a XFactor non ci prenderebbero», scherza con il sorriso sulle labbra.

Certo, è facile farlo dopo ben più di trent'anni di carriera e 260 milioni di dischi venduti. Però gli U2 sono sempre stati un passo avanti, bisogna ammetterlo, e questo disco ha sconvolto le regole: «Come si legge nel libro Googled , se il prodotto è gratuito, chi lo produce è il prodotto». Gli U2 non lo sono diventati e l'accordo con Apple ha fruttato quello che Bono definisce un «modest agreement», un accordo ragionevole che qualcuno stabilisce in molte decine di milioni di dollari. In ogni caso, come si è visto ieri sera a Che tempo che fa sia durante le prove che poi in onda con Fazio (prima apparizione mondiale dal vivo dopo l'evento Apple), gli U2 rimangono una band rock fino in fondo.

Hanno suonato due brani - The miracle (of Joey Ramone) con The Edge alla chitarra acustica e Every breaking wave con The Edge al piano verticale – risposto a qualche domanda e mantenuto quella allure tipica di chi è cresciuto ascoltando rock e punk vecchia maniera. Dopotutto il nuovo disco è nato proprio guardandosi indietro: è autobiografico. «L'idea è nata dopo una chiacchierata con Jimmy Iovine, uno che ha iniziato portando il tè a John Lennon». È stato lui a dire che «per un disco del genere dovevamo staccarci da noi stessi, sia mentalmente che geograficamente, perché era una sorta di match di wrestling con il nostro spirito».

Per arrivarci, dopo tanti ripensamenti, gli U2 hanno affittato uno stabile a Londra e si sono messi a vivere ciascuno in un appartamento: «A me è andata male – sorride Bono – perché il mio era sotto quello di The Edge che lavora sempre a notte fonda». D'altronde The Edge è sempre stato il più duro e puro della band: «I nostri nemici per questo disco? Il pericolo di diventare troppo sentimentali e non essere onesti con noi stessi». «Ma solo in questa fase potevamo guardare alla nostra storia con lucidità», aggiunge Bono. Anche la copertina del disco fisico (che esce oggi con quattro brani inediti e una selezione di brani acustici) mostra una foto di Larry Mullen abbracciato al figlio Elvis Aaron. «Più che nel business della musica ormai siamo nel business delle idee» ha aggiunto The Edge mentre disegnava il futuro degli U2.

Il prossimo anno un tour, partendo dai palasport e dalle arene e poi forse negli stadi. Ed entro due anni un altro disco, intitolato Songs of experience . «Negli Stati Uniti sono in calo il download e le vendite di cd: è il momento di trovare nuove idee». «Con Apple stiamo studiando un nuovo formato non piratabile, ci vorranno ancora circa due anni» ha aggiunto Bono. E il loro nuovo album uscirà così. «Spotify è fantastico e il futuro è nella trasparenza del sistema, anche per aiutare gli autori». «Cole Porter oggi sarebbe un morto di fame» aggiunge Bono che è sempre enciclopedico.

Passa dalla battuta gastronomica («Il tiramisù ha ucciso più band dell'eroina») alla considerazione geopolitica: «L'Italia può vivere un secondo Rinascimento superando i concetti di destra e sinistra». Qualche mese fa ha scritto una sorta di endorsement a Renzi: «Se lui dovesse deludere, non riceverà più lettere d'amore né da me dagli italiani». Era un foglietto scritto a mano: «Se avessi saputo che sarebbe stato reso pubblico, sarei stato più attento alla forma e all'ortografia» chiosa con un pizzico di polemica.

E poi via a sguardo all'insù: dall'Abbazia di Chiaravalle. Gli U2 hanno battezzato così il loro tour promozionale, parlando vecchio stile di un disco fatto per dare un nuovo stile al pop.