Mengoni, guerriero con il vizio di sedurre i fan

Il giovane artista convince. Lasciate le insicurezze presenta un concerto tirato e chic in attesa del nuovo cd

nostro inviato a Mantova

Pensate al Mengoni di qualche anno fa a X Factor : barocco, arzigogolato, compiaciuto per colmare l'insicurezza da esordiente. Ecco, il contrario di quello che si è visto, e soprattutto ascoltato, l'altra sera al PalaBam di Mantova, primo concerto dei dieci previsti a maggio (stasera e domani al Forum di Milano). A cavallo di un album uscito da un bel po' ma ancora in top ten (quel Parole in circolo cui seguirà in autunno il secondo capitolo), Mengoni ha scodellato il concerto perfetto per intensità, resa vocale e partecipazione del pubblico. «Era una sorta di data zero, la voglio rivedere in video minuto per minuto» ha detto lui minuzioso fino all'esasperazione.

Palco essenziale ma con megaschermo da 140 metri quadrati. Band quadrata e precisa. Scaletta magari riequilibrabile ma efficace. «È stato come entrare in casa di amici dopo tanto tempo, i primi minuti ci si sente a disagio ma poi tutto diventa fluido». D'altronde se si inizia il concerto con un classico come Guerriero è quasi impossibile sbagliare. E difatti il pubblico del PalaBam ha seguito le oltre venti canzoni con una passione consapevole ed entusiasta nonostante la prima fase sia stata meno esplosiva della seconda. Da Bellissimo e dal medley 20 sigarette/Natale senza regali e, soprattutto, dalla inarrestabile I got the fear , piena di soul, il concerto di Mengoni si è trasformato in una festa da ballare senza nessun altro obiettivo che il divertimento genuino. Accade di rado, ormai. Perciò quando lui, con l'artificio della poltrona bianca sulla quale si siede, parla di Andrea dai pantaloni rosa che «si era stancato di essere quello sbagliato» o di Lucia Annibali, la ragazza che l'ex compagno ha sfigurato con l'acido, tutto il pubblico attende l'inizio di Esseri umani , uno dei brani che più si avvicinano allo spirito del tempo.

Anche i vestiti di Mengoni, elegantissimo, sono aderenti allo spirito del tempo: nero nella prima parte. E poi bianco coloniale nella seconda, quasi ad aprire alla speranza. «Ho avuto paura a tornare nei palasport dopo tutti i concerti nei teatri che ho tenuto negli anni scorsi», ha detto mentre il pubblico sfollava dal PalaBam. Aveva appena assistito, se possibile, a una sorta di confessione sincera del ragazzo che a un certo punto ha fatto i conti con il grande problema delle popstar: piacere al pubblico. Era uno che a casa trascorreva «le ore a mettere a posto». Oggi è uno degli artisti in più rapida evoluzione. «È attento a ogni particolare, studia e ristudia tutto», conferma il promoter Roberto De Luca di Live Nation , che sta investendo molto su di lui.

In fondo tutto il concerto, accompagnato da una band che suona sul serio e talvolta accompagna anche coreograficamente le canzoni, è la conferma che, se c'è l'indispensabile qualità di arrangiamenti e di scrittura, anche i concerti italiani possono raggiungere standard molto vicini a quelli anglosassoni. E non conta tanto la volontà «interattiva» che, attraverso la app scaricabile su iTunes e Google Play, consente di essere protagonisti della scaletta. Conta la capacità «sinergica» di Mengoni, uno dei pochi giovani in Italia ad avere un pubblico così fidelizzato. Anche ore dopo il concerto, negli alberghi intorno al Palabam, il pubblico commentava la scaletta: un rito che riporta agli entusiasmi degli anni '70. E ora? «C'è tempo per esibirmi a San Siro» dice lui, timidissimo. Però in autunno uscirà il nuovo disco, ossia il seguito di Parole in circolo . E poi inizierà un altro giro di concerti. Il 2016. Un'altra epoca, parlando la lingua di Mengoni.