Il potere rimane un vampiro, Bellocchio non si smentisce

In "Sangue del mio sangue" il regista si conferma "anarchico sempre più moderato". Nel cast, oltre a Timi e Rohrwacher, spiccano il fratello Alberto e il figlio Pier Giorgio

da Venezia

C'è tutto il cinema di Bellocchio dentro Sangue del mio sangue presentato in concorso a Venezia 72: la famiglia stessa del regista con i due figli attori e il fratello, la Chiesa, il potere, il pubblico e il privato, i diavoli in corpo, gli occhi, la bocca, i vampiri parassiti che succhiano il sangue vitale del nostro paese. E non poteva essere altrimenti visto che il regista piacentino è uno dei nostri massimi autori che, come tutti i più grandi, gira sempre lo stesso film. Anche se stavolta la forma che ha voluto dare al suo racconto, con la dicotomia delle due storie, una ambientata nel 1600 su una sorta di Monaca di Monza e una odierna ma un po' gogoliana sulla falsa riga dell' Ispettore generale , è molto più libera, aperta e sconnessa che in passato.

Insomma dal teorema chiuso di 50 anni fa esatti del magnifico esordio con I pugni in tasca si passa a un film aperto anche linguisticamente e paradossalmente visto che è quasi sempre girato in interni, nelle celle delle antiche prigioni del suo paese natale. «Bobbio è il mondo» viene detto nel film. Ed è proprio lì che da vent'anni Bellocchio organizza il laboratorio Fare cinema dove ogni estate gira alcuni cortometraggi con gli studenti. Sei anni fa è nato l'episodio La monaca sulla storia di Benedetta (Lidiya Liberman) murata viva nella prigione del convento di Santa Chiara in paese.

Da lì Bellocchio è partito per allargare la storia introducendo quella di Federico Mai, giovane uomo d'armi interpretato da un perfetto Pier Giorgio Bellocchio finalmente in un ruolo da protagonista in un film del padre, che viene sedotto proprio come il suo gemello prete (e qui Bellocchio torna sul tragico evento del suo fratello gemello suicida già toccato nel film Gli occhi, la bocca del 1982) da suor Benedetta accusata quindi di stregoneria e alla fine murata viva. Solo trent'anni dopo Federico Mai diventato cardinale, stavolta interpretato dal fratello di Bellocchio, Alberto, la libererà da quei mattoni. Poi lo stacco netto con l'episodio ambientato nel presente con l'arrivo a Bobbio di un sedicente ispettore del Ministero, che si chiama sempre Federico Mai, che creerà scompiglio nella comunità perché vuole vendere a un magnate russo (Ivan Franek) le antiche prigioni dove però vive un misterioso conte, in realtà un aristocratico vampiro (Roberto Herlitzka) membro di un grottesco comitato d'affari.

Spiega il regista: «Mi è sembrato che una storia così meritasse un ritorno al presente in un paese come Bobbio che non ha più il confortevole e protettivo isolamento garantito dal sistema consociativo dei partiti e dei sindacati». Il film si chiude proprio con l'arrivo in paese della guardia di finanza a richiamare quella Mani Pulite che spazzò via la Dc di cui il conte vampiro sembra essere una ficcante metafora.

Ma anche se i luoghi sono sempre quelli di I pugni in tasca , come la stessa sala da pranzo che - dice il regista - «è la casa delle nostri estati», la rabbia di Bellocchio 50 anni dopo è diversa e meno violenta: «Sono un anarchico sempre più moderato, non mi vedo certo con i no-tav a lanciare le pietre. Però mi dà sempre fastidio il Potere che, nella mia immaginazione, è rappresentato dalla Chiesa. Anche se oggi non mi viene più naturale criticarla visto che il Papa è più a sinistra della sinistra».

Da oggi in uscita nelle sale italiane Sangue del mio sangue vede anche la partecipazione altri due attori bellocchiani, Filippo Timi nei panni del tipico matto di paese e Alba Rohrwacher finalmente in un ruolo divertente e leggero, quello di una delle due sorelle Perletti che ospitano in casa il giovane uomo d'armi e se ne invaghiscono.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Mer, 09/09/2015 - 11:54

Quelli che sono sempre contro il potere, contro il capitalismo, contro la ricchezza...quella degli altri, s'intende.