Un salto mortale ma coraggioso

Dopo mesi di polemiche sui costi e gli accostamenti tra vip e disperati, la messa in onda della prima di due serate ha confermato che Mission è una scommessa da brividi

D'accordo, la voce di Clooney (Francesco Pannofino) nel campo profughi del Mali, insieme con l'ex direttora di Novella 2000 (Candida Morvillo). D'accordo, la mise da serata di gala di Rula Jebreal, tubino nero e tacco 12. D'accordo, il panama bianco e la pashmina che svolazza mentre Al Bano affonda la vanga nel terriccio. La lista dei dettagli fuori posto sarebbe lunga. E poi, il tono compunto di Michele Cucuzza, il vocabolario un po' retorico ma efficace di Al Bano, perfetto per Raiuno: «La sofferenza si sveglia con loro e va a dormire con loro». Dopo mesi di polemiche sui costi e gli accostamenti tra vip e disperati che hanno reso ancor più tremebondi i due conduttori, la messa in onda della prima di due serate ha confermato che Mission è una scommessa da brividi (Raiuno, mercoledì, ore 21,15). Tanto per cominciare, il social show è un genere che non ci appartiene, lontani come siamo per esempio dai gala dell'AmfAr amministrati da star hollywoodiane. Ed è difficile improvvisare, trovando linguaggio e misura. Buonismo e pietismo sono in agguato. Ai noti Angelina Jolie e George Clooney, Raiuno è riuscita a contrapporre Roger Waters in collegamento da New York, meritando un voto in più in pagella. Infine, c'è da fare due conti per vedere se le spese sostenute sono valse le cifre raccolte per le popolazioni dei profughi in Cisgiordania e nel Mali. Eppure, con tutte queste lacune, bisogna riconoscere il coraggio della Rai. Quando si rischia si sbaglia e c'è chi avrebbe preferito un documentario giornalistico con tutti i crismi, in seconda serata. Magari filmando l'opera dei volontari delle tante Onlus che operano, silenti, in prima linea. Però, come si è visto in passato per esempio con i reportage di Mimmo Lombezzi, l'avrebbero seguito in molti meno dei pur pochi due milioni 165mila telespettatori (8,16 per cento), peraltro al di sotto delle prudenti previsioni del direttore di rete Giancarlo Leone. Portare i beniamini del bel mondo a contatto con «l'odore della disperazione» (Al Bano) poteva essere una buona idea per dare maggiore visibilità ai drammi dei profughi siriani e degli sfollati del Mali. Un rischio estremo, un salto mortale mediatico, bisogna ammettere. Tanto più se si pensa che la prossima settimana vedremo Paola Barale e Emanuele Filiberto inviati in Congo. Ad un certo punto, la sintesi perfetta l'ha fatta Pannofino: «In quella situazione mi sono sentito un cretino, non sapevo che cosa fare...», ha confessato in un soprassalto di autenticità. Inevitabile, ma sincero.

Twitter @MCaverzan