Acque virtuali e pioggia di stelle L'Otello entra a Palazzo Ducale

Nel 1637, in anticipo sulle altre città, Venezia lanciava un teatro lirico aperto a un pubblico pagante, il San Cassian, primo esempio di impresa teatrale che poteva soddisfare un utile privato e un utile divertimento pubblico. Presto, assieme a Napoli, diventava uno dei mercati musicali più interessanti, l'eldorado di cantanti, compositori, musicisti intrigati dall'idea di dedicarsi all'opera, un genere vincente, la novità dell'epoca nonchè invenzione tutta italiana. Ora la Serenissima torna a fare affari con il palcoscenico, perché sa che con la cultura - se ben gestita - si può fare impresa e campare: anche piuttosto bene. Prendiamo la Fenice, un teatro bomboniera sempre sold out, così produttiva d'avvicinarsi agli standard (piuttosto alti) tedeschi.
Così, mentre sono tanti i teatri italiani a seguire una cura dimagrante, a partire dalla Scala che per la prossima edizione presenta un cartellone con meno titoli, a Venezia si produce sempre di più. Dunque si va sempre più in scena: anche d'estate, e non solo in teatro. Dopo quarant'anni di silenzio, il 10 luglio (repliche il 14 e 17) Palazzo Ducale spalanca nuovamente le porte del suo cortile all'opera ospitando uno dei capolavori di Giuseppe Verdi: Otello, ovvero il «Moro di Venezia». Spettacolo di punta del festival alla sua prima edizione «Lo spirito della musica di Venezia», una stagione un po' alternativa, compare anche il nome di Keith Jarrett per dire, voluta dalla Fenice che così sarà attiva fino al 24 agosto.
A dirigere Otello c'è un verdiano doc come Myung-Whun Chung, per il ruolo del titolo è stato invitato Gregory Kunde, premio Abbiati nel 2012 proprio per questo ruolo e pregiato Otello nella recente produzione di Valencia. Lucio Gallo sarà Jago e Carmela Remigio Desdemona. La regia è di Francesco Micheli che ha ridisegnato lo spettacolo (in parte visto per l'inaugurazione della stagione, in novembre) proprio per Venezia e in particolare per Palazzo Ducale. Si parte da un Otello «uomo di mare, che inizia la sua storia come condottiero trionfante sulla tempesta ma che alla fine naufraga nella tempesta del suo animo» spiega Francesco Micheli. Venezia rivive in questa produzione come la «città marinara dove i cittadini prima di essere abitanti sono uomini di mare».
Si vedrà tanto mare, insomma, anche quello tremebondo e realistico dell'acqua alta simulata con proiezioni video. Mentre sono concrete e tangibili, in stile Ottocento, le passerelle in legno e camminamenti vari per sopravvivere all'acqua crescente che a un certo punto si mangerà pure Palazzo Ducale, spettatori inclusi. A quel naufragare si aggiunge una pioggia di stelle, proiettate lungo le pareti: cielo e mare si toccheranno. Gli spazi di questa produzione sono quelli d'un cortile di palazzo, quindi, per far posto alla platea, l'orchestra sarà spostata lateralmente, anziché sotto, al palcoscenico.
L'idea di ospitare un'opera a Palazzo Ducale non è nuova. Si va agli anni del boom italiano, fase di slanci non solo dell'economia, quando per tre volte (nel 1960, 1962 e 1966), la Fenice propose Otello proprio qui, diretto da Nino Sanzogno e con Mario Del Monaco e Tito Gobbi nel cast. Spettacoli storici che fecero di Venezia il palcoscenico del mondo per l'interesse artistico e mediatico che suscitarono. Vedremo gli effetti di questo Otello 2013.