Il robot gonfiabile Baymax guida la carica Disney ai cartoon multirazziali

In sala da domani. Negli Usa ha battuto Interstellar convincendo la critica

Bambi, Dumbo, Re Leone? Basta con le bestie vincenti: i ragazzini vogliono altro. Allora Mulan, Pocahontas o una principessa stile Frozen , un miliardo di dollari nel mondo? Ma no: la «linea Principessa» non va più. Così la Disney, asso pigliatutto che ha inglobato Pixar, Marvel e Lucas Film in una botta sola, per Natale inventa un robot gonfiabile molto simile all'omino Michelin: si chiama Baymax ed è il mattatore XXL di Big Hero 6 (dal 18, con oltre 500 copie). Un super-infermiere robotico, che cammina come un pinguino (un robot troppo veloce genera ansia) ed è nato negli ambienti dell'alta ingegneria tecnologica di Pittsburgh, per celebrare l'intelligenza dei pupi 2.0. L'enorme Baymax spruzza spray antisettico dalle dita, ha mani che sono defibrillatori, trasforma l'aria in lecca lecca che prevengono l'ipoglicemia e in amen diagnostica ferite psicofisiche. Un mezzo Mary Poppins inanimato, apparso per la prima volta nel 1998, nel fumetto Marvel Alpha Flight e che i registi Don Hall e Chris Williams, vent'anni di Disney, spediscono sugli schermi. Puntando alla fusione perfetta tra la tenera anima disneyana e quella «action» del fumetto. Con vari messaggi positivi su scienza, educazione e compassione: sarà per questo che l'anti super-eroe lento e cicciottissimo, al box-office Usa di novembre ha battuto Interstellar . La strana coppia - il robot che supera la barriera del genere maschio/femmina e l'adolescente birazziale -, a un certo punto forma una squadretta di nerd, per salvare San Frasokyo, città futuristica che ibrida San Francisco e Tokyo. Magari, c'è da ingraziarsi la platea globale, senza inquadrare troppo una famiglia da Mulino Bianco e, anzi, focalizzando l'attenzione su quanto è attuale, adesso: zero limiti di razza, nessun genere definito, una metropoli che fonde Oriente e Occidente. E una sterminata fiducia nella robotica.

Si tratta del film Disney per famiglie, il più diverso possibile, che rompe gli stereotipi culturali per domandare: che tipo di robot ti piacerebbe avere? Sicuramente uno che abbraccia come Baymax.

Doppiato, tra l'altro, da Flavio Insinna pronto a lanciare: «Mentre il Paese taglia i costi sanitari, chi non vorrebbe avere un robot come lui?». Il fatto è che l'automa terapeutico in Giappone esiste già: si chiama «Paro», è un cucciolo di foca molto carino e assiste gli anziani, a volte derubati, quando non uccisi, da infermieri senza morale e parenti serpenti. Felicità, insomma, può essere un robot caldo e Big Hero , in questo senso, parla chiaro.