Addio a Jonathan Demme Col "Silenzio degli innocenti" ha fatto urlare di paura il mondo intero

Il regista, 73 anni, era malato di cancro. Suo anche il capolavoro "Philadelphia"

È morto ieri a New York Jonathan Demme, il regista di capolavori come «Il silenzio degli innocenti» (Oscar nel 1991) e «Philadelphia». Aveva 73 anni ed era malato da tempo. Aveva scoperto un cancro all'esofago nel 2010 e dopo le cure era tornato in pubblico nel 2015 come giurato alla Mostra del cinema di Venezia e aveva diretto il film rock «Dove eravamo rimasti» con Meryl Streep. Era nato nella contea di New York il 22 febbraio 1944, figlio di un'attrice e un albergatore. I primi successi erano arrivati con la commedia «Qualcosa di travolgente» con Melanie Griffith e Jeff Daniels e poi con «Una vedova allegra... ma non troppo» con Michelle Pfeiffer e Matthew Modine.

Con i suoi successi ha lasciato un'impronta notevole sulla produzione cinematografica internazionale, firmando Il silenzio degli innocenti, premio Oscar nel 1991 e Philadelphia (1993). E adesso che il versatile regista, produttore e sceneggiatore Jonathan Demme, uno degli autori dalla carriera il più diversificata possibile, capace di girare un documentario sui Talking Heads (Stop Making Sense) e trasformare Meryl Streep in rockettara (Dove eravamo rimasti, 2015), è morto ieri a New York, all'età di 73 anni, si capisce che percorsi come il suo difficilmente saranno ripetibili. Se l'è portato via un cancro all'esofago, che sembrava sconfitto nel 2010, quando il riaffacciarsi del male, nel 2015, comunque non gli impedì di lavorare a una retrospettiva sui film western Saddle Up Saturdays, al Jacob Burns Film Center. Né di figurare come presidente di Giuria alla Mostra del cinema di Venezia.
Una filmografia incredibile, la sua: Demme non temeva il rischio, o il flop, avendo dalla sua la fiducia nel proprio talento. «Ogni film deve avere il più possibile azione, umorismo, un po' di sesso e una buona dose di impegno sociale, possibilmente orientato a sinistra», scherzava, ma non troppo. La sua prima irruzione sulla scena cinematografica coincise con Gli angeli pestano duro e Donne in catene, scritti e prodotti con Roger Corman, leggenda dei B-movie. E con la casa di produzione di questi, realizzò tre film (Femmine in gabbia, Crazy Mama e Fight Mad), per poi navigare la corrente del successo negli anni Ottanta, grazie a Melvin and Howard, Swing Shift e Qualcosa di travolgente, con Melanie Griffith.

Affranto, Anthony Hopkins ha postato su Twitter una foto che lo ritrae mentre, la maschera di cuoio del cannibale Hannibal Lecter sul viso, mangia una patatina fritta dalle mani di Demme, sul set dell'angoscioso Il silenzio degli innocenti. Eppure, quell'inquietante capolavoro, uno dei pochi film nella storia degli Oscar a vincere in tutte le categorie principali, non rappresenta l'alfa e l'omega del regista, perlopiù specializzato in film musicali. Uno dei più importanti film sul rock mai girati, Stop Making Sense, definito «vicino alla perfezione» dalla critica Pauline Kael, fu il primo a usare l'audio digitale. In particolare, Demme seppe catturare l'energia del frontman David Byrne, ripreso in primi piani molto stretti. Altro esempio di come Demme riuscisse a conciliare alla perfezione cinema e musica è Neil Young: Heart of Gold (2006), con Young al Ryman Auditorium di Nashville, mentre offre tutto se stesso al pubblico adorante e canta le canzoni dall'album Prairie Wind.

Pochi mesi prima che il regista classe '44, nato a Baldwin, nella contea di New York, morisse, Netflix ha mandato in onda Justin Timberlake. The Tennesse Kids, nato dalla mutua ammirazione che legava Justin, fan di Stop Making Sense a Demme, fan del lavoro di Timberlake in The Social Network. Usando 14 cineprese, il regista ritrae i membri della band di JT durante lo Experience World Tour. Anche il docufilm sulla musica del napoletano Enzo Avitabile, Enzo Avitabile Music Life, è unico nel suo genere. «Stavo ascoltando un programma alla radio, guidando sul George Washington Beidge, a New York, e la musica di Enzo Avitabile mi ha folgorato, la mia vita è cambiata», raccontava.

Figlio di un'attrice e di un esperto in pubbliche relazioni, s'era trasferito a Miami da ragazzo. Frequentando l'Università della Florida, accarezzava l'idea di diventare veterinario. Ma cambiò orientamento, scoprendosi inclinato per la chimica. Fu il padre a presentarlo al produttore Joseph E. Levine, che rimase colpito dalla capacità di scrittura del giovane e lo invitò a seguirlo a New York come addetto stampa. Erano i tardi Sessanta e quando il lavoro di press agent lo portò a Londra, ci fu un altro incontro decisivo, con Roger Corman, il quale gli affidò il suo primo lavoro cinematografico. Un trasloco a Los Angeles lo promosse a sceneggiatore. Nel frattempo, Demme sposò la sua prima moglie, la produttrice Evelyn Purcell, imboccando la via della riuscita professionale. Dal New York Film Critics Circle Award, nel 1980, per Melvin and Howard all'Oscar come Miglior Regista per Il silenzio degli innocenti, fino al dramma sull'Aids Philadelphia, che valse al protagonista Tom Hanks un Oscar come Miglior Attore, i riconoscimenti non si contano.

Gli sopravvivono la seconda moglie Joanne Howard e i loro tre figli.