Addio a Petty, il gregario del rock tradito dal cuore

Il leader degli «Heartbreakers» era stato ricoverato dopo un infarto nella sua casa a Malibù

Da non crederci, pure lui. Tom Petty, il gregario più fuoriclasse del rock americano, se ne è andato ieri a Santa Monica dopo essere stato appiedato da un infarto domenica notte. Era a casa sua, a Malibu, dopo aver tenuto tre concerti completamente sold out a Los Angeles. Paradosso: la sua storica band, quella con cui ha fatto a pugni con il punk alla fine degli anni Settanta, si chiama Heartbreakers, ossia letteralmente «rubacuori». Ora il destino si è rubato il cuore di questo rockettaro con i lunghi capelli biondi, nato in Florida (avrebbe compiuto 67 anni tra pochi giorni) e cresciuto sui palchi di tutto il mondo, grazie a dischi fondamentali per gli appassionati come il debutto Tom Petty and the Heartbreakers del 1976 e, soprattutto, Damn the torpedoes del 1979, un autentico inno rock in un momento nel quale il rock era considerato roba da reazionari o da vecchi, insomma musica superata. C'era il punk, stava nascendo l'heavy metal e i new romantics erano dietro l'angolo: che cosa ci stava a fare un tizio che suonava la Gibson Flying V (un particolare tipo di chitarra «a freccia») e cantava storie di strada con musicisti superlativi come il chitarrista MIke Campbell? E invece l'album arriva al numero due della classifica americana e Tom Petty si consacra, nel cono d'ombra di Bruce Springsteen, come uno dei pochi capaci di resistere alla rivoluzione della musica senza scendere a patti con le mode. E figurarsi quando forma, quasi per scherzo, i Travelling Wilburys, uno dei primi supergruppi della storia. Tanto per capirci, i componenti erano, oltre a Petty, George Harrison, Bob Dylan, Jeff Lynne e Roy Orbison. Un gioco che a fine anni Ottanta rischiò di trasformarsi in un successo planetario se, dopo la pubblicazione del primo disco Traveling Wilburys vol. 1, non fosse morto Roy Orbinson. Da quel momento, nonostante la pubblicazione di un altro disco dei Traveling, Tom Petty tornò a essere quello che realmente poteva: un signor musicista e compositore che però non riusciva a mantenere gli standard competitivi delle altre rockstar. Tempeste caratteriali. Depressione. Negli ultimi anni si era «rassegnato» al suo ruolo di musicista capace di esaurire tutti i biglietti in vendita ma non di scatenare gli entusiasmi, rimanendo in fondo molto fedele agli uomini che aveva sempre cantato: leali, coraggiosi e fuori da tutte le manfrine di potere.

PG