Addio a Vesigna, quanti «Sorrisi» alle tv libere

Dal 1973 al 1994, la tv non si twittava, non si postava, non si bloggava. O la si guardava, oppure la si leggeva su Tv Sorrisi e Canzoni . E il regista e sceneggiatore di questa «seconda visione» che spesso si trasformava in anteprima, in esclusiva con tutti i particolari in cronaca e tutti i colori in copertina era Gigi Vesigna, morto ieri a 83 anni.

Sorrisi , come lo si chiamava per sintesi e per ottimismo, sotto la direzione di Vesigna fu il contraltare dell'istituzionale voce di Mamma Rai, il Radiocorriere Tv . A soli tre anni dall'insediamento del successore di Dario Baldi, una sentenza della Corte Costituzionale dà il via libera alle trasmissioni tv anche via etere, purché in ambito locale. Il dado era tratto. La fine del monopolio rappresentava l'inizio di una nuova stagione. Una stagione in cui Tv Sorrisi e Canzoni fu catalizzatore e commentatore di altri linguaggi, altre idee, altro pubblico, più giovane ed esigente di quello, francamente un po' seduto sugli allori in bianco e nero, della televisione di Stato.

«Negli anni '70 potevo permettermi un posto in tribuna numerata, proprio a San Siro conobbi Silvio Berlusconi, tifoso milanista, giovane e brillante imprenditore edile, Silvio arrivava col padre Luigi e con il fratello Paolo, avevamo i posti vicini», ricordava. E siccome il pallone allora accomunava, più che dividere, l'intesa nacque spontanea. E dall'intesa fra il rampante imprenditore e il lungimirante giornalista scaturirono tanti «satelliti» mediatici come il «Telegatto», «Vota la voce», la «Superclassifica» dei dischi più venduti della settimana condotta da Maurizio Seymandi, Telepiù , il fratellino di Sorrisi , Ciak , la rivista di cinema, sua grande passione...

Quando Vesigna divenne direttore di Sorrisi la testata vendeva 653mila copie. Lasciò la direzione con le vendite a 2 milioni e 940mila copie. «Una volta - disse - abbiamo venduto anche di più, perché ho il ticchio della cabala e ne feci tirare 3.333.333 esemplari per festeggiare non mi ricordo più che cosa, e siccome avevamo una resa del 2 per cento appena, contro il 25 dei concorrenti...». Sceso in campo sullo zero a zero, nel campionato italiano del piccolo schermo, Vesigna fece e fece fare un mucchio di gol, costruendo una squadra fresca e sfrontata come il periodo, i «mitici» anni Ottanta, richiedeva.

E quando giunsero i Novanta a insidiare il primato di opinion maker della televisione, guardacaso Vesigna lasciò la direzione di Sorrisi . Si parlerà di presidenza della Rai e del passaggio al «nemico» Radiocorriere Tv . Ma lui, anche senza Sorrisi , non si diede ai mugugni. E anche ultimamente guardava la tv con affetto e spirito critico. Interpellato sul flop dell'ultima Carrà, ha detto: «Io penso che una star come lei dovrebbe essere capace di sparire in un pulviscolo magico». La tv è come il cinema, una grande illusione.