Nek: "Dopo alti e bassi è un momento d'oro"

Il "vincitore morale" del Festival al top in classifica: "Non è il mio ritorno perché non me ne sono mai andato"

Insomma non è stato un caso: basta il riff blues che apre il nuovo disco Prima di parlare per capire che Nek è il vincitore morale del Festival di Sanremo. Non importa che Fatti avanti amore (in realtà arrivato secondo) ora sia il brano più trasmesso dalle radio o che finalmente la stampa lo celebri senza noiosi pregiudizi. Conta che Filippo Nek Neviani abbia quadrato il cerchio e il suo stile ormai sia così riconoscibile da affiancarsi senza paura al rock, al pop, all'edm senza perdere i propri cromosomi. Un artista fatto e finito. E per di più leale e positivo, una rarità se non altro perché anche lui, 43enne di Sassuolo, ha avuto alti e bassi, ha fatto centro ed è andato fuori bersaglio senza mai perdere l'orientamento o l'umiltà. Perciò, quando ieri ha parlato delle proprie canzoni con la piccola Beatrice sulle ginocchia, era l'immagine della serenità. Quella di un ragazzo di Sassuolo che o musica o niente ma comunque la passione innanzitutto.

Scusi Nek non capita spesso che il Festival di Sanremo abbia due vincitori: uno effettivo e l'altro morale.

«In effetti mi piace sentirmelo dire. Anche se di fatto i vincitori sono i ragazzi de Il Volo e quindi chapeau a loro. Però...».

Però?

«Io sono arrivato alla finale con il premio per la miglior cover e il miglior arrangiamento e avevo pure l'apprezzamento della sala stampa. Quindi ero pieno di entusiasmo comunque fosse andata la finale».

I giornalisti a favore di Nek: quasi una rarità.

«Beh mi sembra evidente che in questi anni la stampa non sia mai stata molto generosa con me. Ma dopo aver cantato Fatti avanti amore al Festival ho visto che la sala stampa ha reagito come mai mi sarei aspettato: benissimo».

Insomma il suo motto è Credere amare resistere , che tra l'altro è il secondo brano del disco.

«La verità ci rende liberi, canto alla fine di quella canzone».

Anche la Fede rende liberi.

«Per me la Fede non è stato un “sentito dire”, ho voluto toccare con mano. Sono andato nelle comunità per capire come mai chi perde la propria dignità poi la ritrova in Dio. Ho parlato. Ho seguito. E l'ho sentita crescere dentro di me al punto che, quando è morto mio papà, da una parte ho provato un dolore immenso, dall'altra ho accettato proprio grazie alla Fede».

Nek ora le tocca confermare dal vivo questo momento d'oro.

«Il tour partirà in autunno e, se proprio devo dirlo, non vedo l'ora».

Non sarà facile combinare dal vivo l'elettronica dance di Fatti avanti amore con i brani del suo repertorio.

«Mi divertirò a giocare con la dance ma starò attento che l'elettronica non superi le parti suonate. In fondo questo è un disco rock nel senso di sporco, contaminato e quindi pieno di condivisioni».

Insomma Nek è rinato.

«Tanti parlano del mio ritorno. Ma in realtà io non sono mai andato via. In ventidue anni ho fatto dischi di successo e altri meno fortunati e canzoni come In te oggi le registrerei in un altro modo. Ma tutto è stato indispensabile per arrivare dove sono».

Posto giusto al momento giusto.

«Anche Morandi mi aveva fatto la corte per partecipare al suo Festival ma non ero pronto e non avevo la canzone adatta».

Ha avuto bisogno di cambiare staff e ripartire daccapo. Magari è ora di cambiare anche il nome d'arte e togliere Nek da Filippo Neviani.

«Può essere che accada ma vorrei fosse tutto naturale. Come è sempre stato nella mia vita e nella mia carriera».