Altro che giurassico. Confalonieri usa Spotify. E non solo

Non è un caso che Fedele Confalonieri abbia partecipato a Digithon, la maratona delle idee digitali che in Puglia raccoglie i migliori start-uppers oltre a un parterre du roi niente male

Nostro inviato a Barletta - Sorpresa. Prima si definisce "un giurassico che non conosce il web". Poi, colpo di scena, dimostra il contrario. Non è un caso che Fedele Confalonieri abbia partecipato a Digithon, la maratona delle idee digitali che in Puglia raccoglie i migliori start-uppers oltre a un parterre du roi niente male (oltre al presidente Mediaset anche il ministro della Giustizia Orlando, Giorgia Abeltino del Google Cultural Institute, poi Giuseppe Di Piazza, Antonello Piroso, Giovanni Minoli e il presidente di Confindustria, Boccia). E' uno che conosce lo zeitgeist, lo spirito del tempo: e oggi il tempo è web. E lui è tutt'altro che giurassico. Da amante della musica sin da ragazzo ("Nel 1958 ho anche trascorso due mesi in Libano per suonare"), usa spesso Spotify: "Trovo esecuzioni che mai avrei pensato di poter rintracciare. Ho persino scoperto una versione di 'Luna caprese' interpretata da un musicista conosciuto proprio in Libano". Insomma, durante un'intervista con Lucia Annunziata al Castello Svevo di Barletta, il Fedele Confalonieri che il 6 agosto compirà 79 anni ha mostrato uno spirito molto più aggiornato di tanti quarantenni. Fa poche parole, pochissimi complimenti, molte battute: "Abbiamo evitato la dittatura del proletariato ma rischiamo la dittatura dell'algoritmo". E, quando parla di tv, si capisce che la capisce. Meglio di quasi tutti gli altri, e sia detto senza piaggeria tanto lo sanno tutti. Sia strategicamente: "Bisogna capire che le regole sono cambiate". Sia concretamente: "Google o YouTube o altri fornitori di contenuti digitali devono rispettare le stesse condizioni che rispettiamo noi". Per capirci: "Se al Grande Fratello scende una spallina ad Alessia Marcuzzi, apriti cielo! Insorgono tutti, dal Moige in avanti. Ma poi sul web trovi liberamente qualsiasi cosa, anche materiale offensivo per ragazzini minorenni". Non fa una piega. E il problema è sotto gli occhi di tutti, genitori compresi, tranne che del legislatore europeo. In ogni caso, quel Confalonieri "giurassico" è il motore dell'accordo con Vivendi: "Ci proietta nel futuro, dopotutto quasi un terzo dei nostri telespettori ci segue sui propri device, sugli smartphone o sui tablet o sul pc. Pure i miei nipoti guardano più lo schermo del tablet che quello della tv". Confalonieri parla come gli imprenditori vecchio stile, quelli che seguono tutto il processo produttivo e lo conoscono come le proprie tasche. Una rarità, oggi. E tra riferimenti a Berlusconi che "scalpita dopo l'intervento" e quelli a Netflix ("Per crearne una uguale anche in Italia dovremmo unire i contenuti di diversi produttori"), in due battute spiega il futuro di questo spicchio di mondo nato come televisione e destinato a diventare anche altro: "Le strade per il futuro sono due: una è l'internazionalizzazione, e l'abbiamo fatta con Vivendi. L'altra è profilare la pubblicità". In parole povere: "Una volta Henry Ford disse: "Metà della pubblicità che faccio va persa perché non raggiunge il pubblico giusto". Adesso la pubblicità di ogni canale, di ogni programma viene "profilata", ossia studiata in base al tipo di spettatore". In più, diciamocela tutta, "la parola chiave è rapidità. Anche nell'informazione. Ormai è rimasto solo Eugenio Scalfari a scrivere articoli lunghissimi che la gente legge solo a metà. Montanelli era già avanti perché trent'anni fa non andava mai oltre le due colonne". Più chiaro di così.