Un amore disneyano ma crudo e impossibile

di Guillermo del Toro con Sally Hawkins, Octavia Spencer, Michael Shannon, Doug Jones

In un laboratorio del governo statunitense, a Baltimora, lavora come addetta alle pulizia la solitaria Elisa (Sally Hawkins) affetta da mutismo. Con la collega Zelda (Octavia Spencer) un giorno s'imbatte in un esperimento top secret: una creatura squamosa viene tenuta in una vasca d'acqua sotto il controllo del cattivissimo colonnello Strickland (Michael Shannon). Comincia così un percorso di curiosità e di avvicinamento tra la «bella» e la «bestia» che porterà i due a infrangere qualsiasi regola. Favola gotica, fantasy, horror politico, un po' musical (in tv la protagonista ama vedere Shirley Temple, Carmen Miranda, Betty Grable e Alice Faye), La forma dell'acqua, candidato a ben 13 Oscar, è la summa del cinema di Guillermo Del Toro (Il labirinto del fauno e Hellboy) nato due anni dopo quello fatidico in cui il film è ambientato. Quindi il 1962 come oggi? Non può essere certo un caso ambientare un film che pesca a piene mani da un preciso immaginario d'epoca (pensiamo anche a Il mostro della laguna nera di Jack Arnold del 1954, un po' horror un po' fantascienza) proprio nell'anno in cui la Guerra Fredda segna il suo quasi atomico apice aiutato dai fallimenti delle operazioni militari a Cuba sotto la presidenza Kennedy e dalla crisi dei missili sovietica. Non a caso un'isola. E l'acqua, che prende forme inaspettate, ma mantiene sempre la sua memoria, è la protagonista assoluta del film di Del Toro che da messicano che lavora a Hollywood da decenni non può non soffrire i pesanti muri, non solo fisici, tra i suoi due paesi. Ma così come Kennedy ha portato avanti politiche pensate in precedenza, anche Trump si comporta di conseguenza. Al centro dunque di La forma dell'acqua - The Shape of Water non c'è una critica politica contingente, ma un monito universale che parla dell'amore che non conosce ostacoli. Un luogo comune, si dirà, ma la cui profonda ingenuità è alla base del cinema di Del Toro, disneyano quanto si vuole, ma qui estremamente esplicito e radicale nell'immaginare un altro mondo che, almeno al cinema, è sempre magicamente possibile.