Amore e morte per l'ultimo Camus

La lettera a Catherine Sellers risale a 4 giorni prima dell'incidente fatale

Daniele Abbiati

«A martedì, mia cara, t'abbraccio ancora, e ti benedico, dal fondo del cuore». Quando la destinataria legge queste parole, insieme al consueto brivido d'affetto avverte un moto interiore di sorpresa. Lui non usa mai quella chiusa, nelle lettere che le indirizza... Sarà infatti la prima e ultima volta: Albert Camus morirà quattro giorni dopo, poche ore prima di quel tanto atteso «martedì», il 4 gennaio 1960, schiantandosi in auto a Villeblevin, nella Yonne. Lei, Catherine Sellers, di tredici anni più giovane, lo amava, pur sapendo di non essere l'unica ad abitare il suo «fond du cur». L'attrice, fra l'altro, ha nonni algerini, e fra pied-noir ci s'intende bene... «È l'uomo totale, lo scrittore, il combattente», dirà in un'intervista a Olivier Todd nel 2013, un anno prima di morire. E di lasciare alla Bibliothèque nationale de France quella breve lettera inviatale dal suo Albert il 31 dicembre 1959, da Cavaillon, in Vaucluse. È, come titolava Le Monde nel numero di ieri, «L'ultima lettera d'amore di Albert Camus». Una lettera che mescola il tono leggero, scherzoso, a quello, più frequente nello scrittore, drammatico, ultimativo. Se da un lato, ricordando le loro ironiche dispute sull'iperattività di Catherine, Albert scrive «spero che tu diventi, per resistenza e forza, come Sugar Ray Robinson», il grande pugile statunitense, dall'altro l'autore de La peste insiste sulla propria «malattia», quella del lavoro, a proposito di Il primo uomo, l'opera autobiografica rimasta incompiuta: «Fino a che questo libro mostruoso non sarà terminato, per me non ci sarà pace». E così fu. Nella borsa trovata a bordo della Facel Vega dell'incidente fatale, c'erano 121 fogli manoscritti del romanzo. Trentaquattro anni dopo sarà un'altra Catherine, sua figlia, a pubblicarlo.