Amy Winehouse, il documentario della discordia: "Disgustoso"

La famiglia di Amy Winehouse durissima contro il documentario al prossimo Festival di Cannes. Il padre Mitch: «Si sarebbe infuriata, non è quello che avrebbe voluto. Pronti a fare denuncia»

È uno dei titoli più attesi al prossimo Festival di Cannes, ma "Amy: the girl behind the name” sta già suscitando un mare di polemiche. Il documentario sulla regina del soul e r'n'b contemporaneo Amy Winehouse viene nettamente bocciato dalla famiglia, colpevole di essere “fuorviante” e di non rispecchiare la figura della cantante, scomparsa a Londra nel luglio del 2011 a soli 27 anni. In un'intervista al tabloid The Sun, il papà di Amy, Mitch, ha dichiarato di essere “disgustato” dal documentario: «Amy si sarebbe infuriata vedendolo. E questo film non è ciò che lei avrebbe voluto», ha spiegato. Il film - che uscirà nel Regno Unito il prossimo 3 luglio - aveva ricevuto il nulla osta dalla famiglia della star, che in un primo momento si era mostrata favorevole a una collaborazione con il regista Asif Kapaida, autore del documentario su Ayrton Senna del 2010.

Nella stessa intervista al Sun, Mitch Winehouse critica la scelta di dare ampio spazio a Blake Fielder-Civil, ex compagno di Amy: «Blake dice che Amy ha fatto quella fine a causa mia, non perché lui l'ha iniziata al crack e all'eroina e l'ha manipolata del tutto facendola diventare dipendente dalle droghe pesanti» – accusa Mitch – «Se solo emergesse la verità su Blake, lui non potrebbe più andare liberamente in giro per strada: come hanno potuto lasciare che dicesse quelle cose su di me va oltre la mia comprensione». L'uomo è molto determinato a far emergere la verità, nonostante l'ampia eco mediatica di cui godrà il film durante la rassegna della Croisette: «Non possiamo bloccare il film, ma quando uscirà potremo fare denuncia per diffamazione e calunnia» – ha assicurato Mitch – «I nostri legali visioneranno il film e si riservano il diritto di procedere legalmente e verificare se ci sono gli estremi per farlo».

In una nota ufficiale, inviata questa volta al settimanale americano People, la famiglia Winehouse prende «le distanze dal film in uscita sull'amatissima Amy. Sente che il film è un'occasione mancata per celebrare la sua vita e il talento, ma è anche fuorviante e contiene alcune gravi menzogne. Ci sono specifiche dichiarazioni sul conto della famiglia e del management che sono prive di fondamento e faziose. La storia si dipana tramite le testimonianze di un campione ristretto delle persone che gravitavano intorno ad Amy, molte delle quali neppure avevano più a che fare con lei negli ultimi anni della sua vita. E le opinioni contrastanti con quelle degli autori del film sono state eliminate dal montaggio finale».