Anche l'Ariston ha il suo "Porcellum"

Il pubblico vota le voci di X Factor e di Amici ma la giuria di qualità potrebbe ribaltare il risultato

Marco Mengoni a Sanremo

Sanremo - Per capirci, parlando del regolamento di questo Festival qualcuno ha accennato scherzosamente al «Porcellum». Oltretutto, tonight is the night, stasera è la sera nel senso che si decide tutto: chi vince e, specialmente, chi perde e torna a casa con un fallimento in tasca. Per ora i bookmakers puntano su Mengoni e Modà, ma tanto – come nel caso di Malika Ayane già relegata in fondo alla classifica parziale – in questa edizione anche le scommesse sono più incerte che mai.
In fondo, le variabili sono infinite o quasi. E in effetti, come sempre, il metodo per determinare il vincitore di Sanremo è complicato, così complicato che difficilmente il telespettatore medio, magari più interessato allo spettacolo che alla gara, lo comprende fino in fondo. Televoto. Giuria di qualità. Equilibri e percentuali. Modalità e tempistica. Effetto talent o supremazia della giuria di qualità? Di sicuro, molti temono che, ricordando il Festival 2000 condotto sempre da Fazio, si possa ripetere «il caso Avion Travel», ossia un giudizio della giuria totalmente schierato contro i gusti dei telespettatori. In quella edizione, a dar retta alle indiscrezioni, la giuria appioppò dei roboanti «0» (zero) in pagella alle canzoni premiate dalla giuria demoscopica. Risultato: Sentimento del gruppo di Peppe Servillo e Fausto Mesolella (in gara anche qui come autori di Maria Nazionale) è stato preferito a La mia ragazza sempre di Irene Grandi, che poi però diventò un tormentone, mentre il brano vincitore si eclissò in fretta.
Stavolta, specialmente dopo aver visto i primi tre della classifica parziale del televoto (Mengoni, Modà, Annalisa, tutti idoli dei ragazzini) si “teme” lo stesso risultato: la giuria di qualità (nella quale compaiono Serena Dandini, Stefano Bartezzaghi, Nicola Piovani e Beppe Fiorello tra gli altri) che ribalta il giudizio del tanto contestato televoto. Però ci sono molte differenze. Intanto, i giurati ossia i «piantoni della coscienza» (da una definizione di Camurri ripresa l'altro giorno da Aldo Grasso in merito a Fazio) valgono esattamente la metà del totale. In sostanza, la giuria di qualità conta per il cinquanta per cento, mentre il televoto garantisce il resto con un solo particolare: il venticinque per cento del giudizio complessivo viene dalla valutazione di giovedì, mentre l'altro 25 sarà il frutto degli sms di stasera. Complicato, vero?
È la tempesta perfetta. E anche il sospetto più difficile da arginare: se i giudici si coalizzano, rischiano di capovolgere, e non semplicemente di arricchire, il giudizio del pubblico. E non è difficile immaginare l'orientamento degli esperti giudicanti. Oltretutto, c'è un'ulteriore complicazione. Una volta stilata la prima classifica dei quattordici cantanti, si azzera tutto e i primi tre si giocano la vittoria finale.
Con lo stesso metodo e le stesse percentuali: giuria di qualità e televoto. Occhio però: sarà piuttosto tardi, diciamo oltre la mezzanotte quando una gran parte di telespettatori non sarà più davanti al video. Quindi in sostanza, dopo le polemiche degli anni scorsi, il temutissimo «effetto talent», ossia la propensione dei giovani a votare cantanti lanciati dai talent, potrebbe ripresentarsi tale e quale. In fondo, è inevitabile.
Dopo dieci anni, questa realtà musicale si è ormai integrata nel sistema discografico. E, soprattutto, nei gusti del pubblico (nonostante molti critici non lo vogliano riconoscere). Perciò il verdetto di stasera sarà in qualche modo uno spartiacque per il futuro della nostra canzone. E dalla prevista (dai soliti bene informati) sfida finale tra Modà, Mengoni e Gualazzi uscirà l'identikit del nostro pop prossimo venturo. Proprio così.