Apre il Festival che non vuole le critiche ai film

da Cannes

La 71° edizione del Festival di Cannes si apre oggi a mezzo secolo esatto di distanza da quell'edizione che il maggio francese segnò nel nome della contestazione... Nel ricordarlo, i Cahiers du Cinéma mettono in copertina quella celebre foto di Traverso in cui François Truffaut è a gambe all'aria, Jean-Luc Godard è piegato in due, Jean-Pierre Léaud ha un ghigno satanico su un volto imberbe e tutti sono lì, sul palcoscenico della sala grande, fra spintoni, fischi e urla, a impedire la proiezione del film in concorso di Carlos Saura.

Quella che dovrebbe essere una celebrazione-rivendicazione del tempo e delle ragioni che furono, assume però nell'editoriale del suo direttore, Stehane Delorme, l'aspetto di una sorta di messa funebre in suffragio di un caro estinto. «I tempi sono cambiati. Il pensiero unico non contempla alternative. Si è visto come il potere sia avaro di spazi e ben deciso a non concederne. Nel 1968 si aprivano nuove facoltà universitarie, nell'aprile del 2018 ci viene detto che purtroppo per gli studenti non ci sono nuovi spazi di accoglienza, e lo si fa inaugurando un Tribunale di Parigi inutile e paranoico». La famosa invettiva di Jonesco all'indirizzo dei contestatori, «diventerete tutti notai», cinquant'anni dopo trova la sua consacrazione in un Festival dove il business cinematografico ha ormai bisogno che nessuna voce critica si metta di traverso. Così, non potendo vietare ai critici di scrivere sui film, li si confina spesso in un orario di visione che rende difficile darne conto in tempi e modi accettabili.

In un comunicato stampa lungo e fumoso, e poi in una conferenza stampa di identico tenore, la colpa ufficialmente viene data ai nuovi mezzi di comunicazione di massa, la rete per dire il tutto in una sola parola, colpevoli di fare sistematica opera di precoce coverage mediatico. La cosa infastidiva i produttori, gli studios, gli uffici di pubblicità e insomma tutto il complesso Barnum industriale che gira intorno alla cosiddetta settima arte. Probabilmente infastidiva anche registi e attori, ma sorprende che nessuno si sia ancora reso conto che così facendo si viene meno proprio a una delle frasi più celebri della cinematografia, quell' «E' la stampa, bellezza. E non puoi farci niente», con cui Humphrey Bogart sanciva le ragioni di un mestiere.

Particolare non secondario, questo embargo scombiccherato non vale per tutti i film della selezione ufficiale, così come non vale per quelli del Certain Regard e delle altre sezioni, figli, questi e quelli, evidentemente, di un dio (industriale) minore.

Inaugura comunque questa sera Todos los saben, delliraniano Asghar Farhadi, con Penelope Cruz e Javier Bardem. È la storia di una donna che torna dall'Argentina in Spagna per il matrimonio di una parente e ritrova un antico amore. La vita, dice Farhadi, «assomiglia a una partita di biliardo quando all'inizio tutte le palle sono unite e che poi l'utilizzo delle stecche mette in movimento e in competizione...»

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