Aria ironica e venti di guerra, ecco l'Eliot degli anni Trenta

Fra consigli letterari, giudizi pepati e viaggi da star, il poeta riflette su Hitler: "Non mi pare un sempliciotto..."

«Sono ancora sconvolto. Ho incontrato la mia ex moglie in Wigmore Street un'ora fa, e ho dovuto alzare i tacchi, solo chi è stato un ricercato può sapere la vita cui sono costretto». Così scrive T.S. Eliot a Dorothy Pound, nel maggio del 1936, in una delle prime lettere riunite nell'ottavo volume, fresco di stampa, del suo immenso epistolario (Faber & Faber, pagg. 1100, sterline 50). Eliot, dopo diciotto anni di vita insieme, nel 1932 aveva dovuto suo malgrado allontanarsi dalla moglie Vivienne Haigh-Wood. Oppresso da una devastante instabilità emotiva, la sua vita allora era un incubo, sfociato tuttavia nella stesura del capolavoro La terra desolata. Ma il pensiero di lei lo perseguitava sempre, dal rancore ai sensi di colpa che continuavano a tormentarlo in anni cruciali in cui viene presa dal fratello di lei la necessaria decisione di ricoverarla in un istituto psichiatrico, dove Vivienne morirà nel 1947, a 58 anni.

Alle lettere, che per il poeta erano la forma prediletta in prosa, Eliot dedicava molto del suo tempo e delle sue energie, erano parte del suo lavoro quotidiano e della sua lotta segreta alla ricerca di un equilibrio in una vita complessa che lo sfiniva. Difficile oggi districarsi nella montagna di corrispondenza che alla sua morte lasciò alla seconda moglie Valerie, scomparsa nel 2012. The Letters of T.S. Eliot Volume 8: 1936-1938, a cura di Valerie Eliot e John Haffenden), è il nuovo volume edito di un epistolario previsto in dieci tomi, ma che alla fine saranno di più, mancando ancora 27 anni della vita dello scrittore. Non più mediato dalla fedele Valerie, il compito della selezione delle lettere resta ora allo studioso devoto di Eliot, John Haffenden, professore emerito di letteratura inglese dell'università di Sheffield, il quale, per non tradirne il rigore intellettuale, ha scelto di inserire sul sito tseliot.com tutte le lettere non incluse in ogni volume. Centinaia soltanto per i tre anni contemplati in questo volume.

Nella sfera privata le lettere di questi anni sono l'ennesima testimonianza della preoccupazione del poeta per l'ex moglie. Sempre controllato, rompe il suo riserbo poche volte e soltanto in una o due lettere rivela il proprio tormento. Ci sono anche toccanti espressioni di affetto per un'intima amica americana, Emily Hale, e molte lettere ad amici come Virginia Woolf e al suo collega Geoffrey Faber. Ma, soprattutto, in questi anni Eliot continua a essere un lucido interprete del suo tempo. Con indefessa energia prosegue il suo lavoro alla casa editrice Faber & Faber e per The Criterion, la rivista da lui fondata nel 1923, sollecitando scrittori e critici a collaborarvi. Come sempre le lettere trattano di teorie letterarie, questioni filosofiche e teologiche, umanesimo e classicismo. Ma, come sottolinea Haffenden, spesso sono anche scherzose. Fra i corrispondenti, gli scrittori degli anni Trenta. Da W.H. Auden a Stephen Spender, al quale propone di tradurre Hofmannsthal. Da George Barker, al quale dispensa consigli, sostenendo che «solo le poesie necessarie importano», a Djuna Barnes (si batte per pubblicare il suo romanzo Bosco di notte, del 1936). E poi John Betjeman, Henry Miller, Lawrence Durrell (Eliot considera il suo Black Book migliore di Tropico del Cancro di Miller), Anaïs Nin, William Saroyan ed Ezra Pound, con le infinite e colte bizzarrie.

Sono gli anni in cui il poeta ordina diversi libri per la Faber & Faber, un'antologia di New Verse in cui si compiace di far includere «il pepe rosso o il vetriolo della pungente Edith Sitwell», un'antologia di storie di Elizabeth Bowen. E gli anni in cui va in scena per la prima volta il suo primo lavoro per il teatro, Assassinio nella cattedrale, e in cui lavora a Riunione di famiglia, altra opera teatrale che verrà terminata nel 1939.

Sono anche gli anni in cui Eliot vede accrescere la propria notorietà e, sia pure con riluttanza, deve accettare di diventare una figura pubblica. Quindi si impegna in conferenze, discorsi, trasmissioni radiofoniche in diverse città, da Dublino a Edimburgo e in particolare Parigi, dove incontra André Gide e James Joyce. Viaggia poi in Austria e negli Stati Uniti, ed è chiamato in Portogallo a far parte della giuria all'inaugurazione del Premio Camões, venendo presentato al presidente Salazar. Gli verrà chiesto in seguito di scrivere una prefazione all'edizione inglese di una biografia di Salazar, ma declinerà l'invito.

Nel 1938 Eliot è una figura eminente nel mondo della cultura, e gli occorre un ritratto che ne celebri visivamente l'immagine. A dipingerlo è Wyndham Lewis (1882-1957), il fondatore del Vorticismo. Ma il dipinto verrà ignobilmente rifiutato dalla Royal Academy of Arts. Due maestri del modernismo contro la miopia dell'establishment. Eliot, dispiaciuto per l'affronto fatto a Lewis, è tuttavia felice di non esser finito sui muri di un'istituzione retriva. Il suo meraviglioso ritratto è ora in Sudafrica, alla Durban Municipal Art Gallery.

L'anno 1938 si chiude per Eliot all'insegna del teatro, con i progetti per Riunione di famiglia e con un'affettuosa lettera di ringraziamento a John Maynard Keynes che l'ha invitato a vedere la commedia On the Frontier, firmata da a quattro mani da Auden e Isherwood, all'Art Theatre di Cambridge: «l'ultimo atto è la parte migliore - scrive Eliot - anche se temo che Hitler non sia il sempliciotto che gli autori descrivono». Non gli autori nel testo, ma la produzione dello spettacolo doveva tener conto della politica di appeasement vigente allora in Inghilterra...