Arriva il terzo «Francesco» della Cavani

Una regista; un santo. Tre film dedicati allo stesso santo; uno ogni vent'anni nella vita della stessa regista. L'incontro tra Francesco d'Assisi e Liliana Cavani si ripete eppure è sempre diverso. Segno della grandezza del personaggio, «il più grande intellettuale della storia d'Italia», lo definisce lei ma anche d'una tensione spirituale non esaurita nella donna di cinema. Che pur amabilmente definendosi «una testarda laica» non nega che il vento dello Spirito «soffi dove vuole. E dunque anche dalle mie parti».

Perché chiariamolo subito: Francesco , la miniserie in onda lunedì e martedì prossimi su Raiuno, terzo film con cui la Cavani racconta il Poverello (dopo quelli del '66 con Lou Castel e dell'89 con Mickey Rourke) non ha niente a che vedere con la solita fiction. Tanto è genericamente banale, retorica e rassicurante quella, quanto - nel ripercorrere giovinezza, crisi e lotte, interiori ed esterne di Francesco - è austero, disadorno e inquietante questo. «Perché Francesco è come Gesù - sintetizza la direttrice di Raifiction, Tinni Andreatta -; una figura che provoca, che desta scandalo, che interroga le coscienze». Perché tornarci ancora una volta sopra? «Proprio per questi motivi - risponde la Cavani -; perché un occidente in cui dal 2009 al 2010 il 93 per cento del guadagno totale è finito solo nell'1 per cento delle tasche, ha più bisogno che mai di ricordare la storia di questo ragazzo, che rinnegò tutte le ricchezze per seguire Gesù alla lettera. Un film su Francesco bisognerebbe farlo ad ogni generazione». Quello del 2014 ha il volto un po' slavato del polacco Mateusz Kosciukiewicz e le spoglie cadenze di un racconto severo, che nulla concede alle accattivanti ridondanze della fiction. Ma che soprattutto - rispetto ai precedenti della stessa regista - dà più spazio alle figure di Chiara (Sara Serraiocco) ed Elia (Vinicio Marchioni); «portatori l'una della purezza evangelica del messaggio francescano; l'altro di una sua visione più morbida e perfino mondana».

Contrasto mai sopito, dopo secoli. Forse per questo nessun Francescano di Assisi è stato chiamato a collaborare alla miniserie? «Non ne ho sentito il bisogno», è la laconica risposta. Negato anche qualsiasi riferimento all'omonimo, amatissimo pontefice: «Il film fu progettato prima che arrivasse Bergoglio. Ma certo il fatto che lui, primo nella storia, abbia scelto proprio il nome di Francesco, dice molto sull'attualità di quel messaggio». E colpisce sapere che la stessa Cavani, ancora assieme alla produttrice Claudia Mori, pensino ad una fiction su papa Bergoglio. Anche se la Mori ieri ha dichiarato: «Sto pensando di chiudere la mia casa di produzione».