Avanti Pereira Il ministero non commissaria la Scala di Milano

Dopo la saga-sovrintendente (otto mesi per individuarlo), la spada di Damocle di un commissariamento non avrebbe fatto bene agli umori e all'immagine del teatro alla Scala. Che per due sigle sindacali e un vizio di forma ha rischiato d'essere commissariata. La questione era stata rimandata al Mibac che proprio ieri ha fatto sapere che sia la Scala sia l'Accademia di Santa Cecilia sono fuori pericolo. Dunque sovrintendenti e Cda saldi in sella. Ma è solo una vittoria a metà per il teatro. Proprio in una fase in cui urgono riforme e operazioni di rottura, la spuntano i sindacati e lo strascico - non più sostenibile - di privilegi e tutele che ingolfano i teatri. Infatti, dice il Mibac, si dovrà «coinvolgere i sindacati in ogni attività relativa all'organizzazione e ai rapporti di lavoro durante il processo di riforma». La restante attività delle due fondazioni - conclude il Mibac - «è fuori discussione». Daniel Barenboim, direttore musicale della Scala, era stizzito al solo ascolto del termine «commissario»: «sarebbe un grave errore. Ero fiero di partecipare con il sovrintendente Stéphane Lissner al privilegio di portare la Scala all'autonomia. Una cosa già avviata da Arturo Toscanini», ha detto poche ore prima che venissero sciolte le riserve.
Il discorso Scala non si chiude qui. C'è un altro colpo di scena che potrebbe schiudere nuovi scenari. Alexander Pereira, il futuro sovrintendente, eletto il 4 giugno, accelera i tempi. Lo si attendeva a Milano dal 2015, anno in cui ufficialmente Lissner dovrebbe assumere la guida dell'Opéra di Parigi. Ma ha chiesto e ottenuto di andarsene due anni prima del previsto dal Festival di Salisburgo, la manifestazione leggenda che lui conduce. Così, sarà totalmente libero dal settembre 2014 e potrà affiancare Lissner prima di quanto ipotizzasse.
Non si esclude un effetto domino. E cioè che Lissner, già a suo agio nello studio regale dell'Opera di Parigi, si congedi da Milano anzitempo. La notizia della nomina di Pereira alla Scala ha suscitato malumori in Austria. Figuriamoci la partenza anticipata. Una ragione in più per affrettare i tempi a Milano.