La bacchettata

Nell'anno più tribolato della gloriosa storia dell'Arena di Verona ci era sfuggito che il Comune avesse indetto un concorso internazionale «di idee per la copertura dell'Anfiteatro Romano». Il brainstorming scaligero ha partorito una soluzione per riparare alle serate di maltempo che recano un forte salasso alle casse della Fondazione. E con la monsonizzazione del meteo, i guai non possono che aumentare. In tempi normali, e in un paese diverso, si potrebbe discutere su un simile progetto anche gli antichi Romani ricorsero al «velario» per difendere le arene. Ma l'odierna tempistica degli «imbraghettatori» non funziona. Con la frana del disavanzo raggiunto non più occultabile e i draconiani tagli di teste, la sola accettazione di un piano di salvataggio per accedere ai cosiddetti benefici della Legge Bray sembra la proverbiale zattera del Medusa. In questo clima la proposta di «copertura» suona quasi grottesca: difendersi dalle insidie metereologiche, mentre la «copertura» finanziaria è un tendone forato.

Forse prima del velario era meglio non aprire il Museo AMO che, stante le cifre diffuse dalla stampa, grava per più di un milione di euro e incassa il dieci per cento dei costi. Permane il mistero eleusino delle grandi locazioni della Arena per gli eventi nazional-popolari, gestito da Arena Extra, pigioni che non si sa bene dove vadano a finire. Torti e ragioni hanno responsabilità antiche: ma quelli che trattavano assunzioni e aumentavano le spese insieme al management non sono gli stessi che oggi cavalcano le barricate di chi difende il posto di lavoro? Alla fine si torna a quanto diceva Pasolini (pubblicato nel sito dei lavoratori S.O.S. Arena): «Questo paese è speciale nel vivere alla grande, con le pezze al culo».