La bacchettata

«Un miracolo che continuerà a esistere nelle mani di un violinista del futuro sono un poco gelosa di chi suonerà il mio violino dopo di me». Così la violinista Francesca Dego, autrice del libro Tra le note (editore Mondadori, pp. 201, 17), spiega il «miracolo» di uno strumento che migliora col passare del tempo e racchiude l'anima di coloro che l'hanno suonato. È una famosa affermazione di Yehudi Menuhin, figura fra le più luminose non solo del violino ma dell'intera umanità, il quale asseriva di suonare sempre con la sensazione di aver «liberato o violato» quei magnanimi spiriti. Francesca Dego è giovane e ha la primavera in fronte: racconta «pezzetti» della sua storia, partita dal fondo del ramo manzoniano del Lario per approdare al Conservatorio di Milano, e poi ai perfezionamenti con Accardo a Cremona e Siena e a Londra, fino all'incontro con una agente lungimirante (Gabriela Giordano) e a quello con il marito-direttore d'orchestra (Daniele Rustioni). E nel mentre inserisce informazioni molto basilari su autori e forme musicali per invitare il lettore ad avvicinare un mondo («la classica») solo in apparenza frequentato da «strani» studenti e docenti. In somma: ben vengano storie televisive come la Compagnia del cigno, con le (necessarie?) incongruenze della fiction. Ancora meglio è conoscere le storie vere di chi dal Conservatorio è uscito con merito, e gira il mondo facendo una vita stremante. Come diceva il sovrano del violino del XX secolo, Jasha Heifetz (citato dalla Dego): per essere violinisti ci «vogliono i nervi di un torero, la vitalità di una entraîneuse, il tatto di un diplomatico e la concentrazione di un monaco tibetano».