Tra "Balo" e la Boschi, l'ironia di Gnocchi è rock

Nel cd del comico venti brani che prendono di mira tutti. Anche Genny 'a carogna...

Ce n'è per tutti. Con ironia. Da Balotelli a Genny 'a carogna passando per l'indigeribile «rustichella» degli autogrill e Patti Scialfa incontrata negli uffici di Equitalia. Insomma nelle venti canzoni di Un toy boy per Maria Elena Boschi (edizioni Azzurra Music) c'è la verve di Gene Gnocchi messa in musica con i fratelli Charlie (che scrive musica e pure parte dei testi) e le chitarre di Andy che sono belle robuste e inaspettatamente aggressive (loro scherzosamente si credono già i fratelli Gibb italiani). Per carità, Gene Gnocchi non è certo Pavarotti e con la voce è meno a proprio agio che con le battute. Ma non importa, anzi manco si nota, difatti qui lui è più che altro l'interprete di un copione scritto per garantire sorrisi più che rave party o megashow all'aperto.
Il disco fila via liscio dall'inizio alla fine perché balla continuamente sul filo dell'ironia trasversale e senza mezze misure: prende di mira tutti, perciò è divertente e mai schierata. Se da una parte la canzone omonima Un toyboy per Maria Elena Boschi è il compassionevole appello a Renzi dell'ipotetico fidanzato del ministro obbligato da spread e euribor a ridurre drasticamente la vita sessuale, dall'altra c'è Pensione, che è il lamento dell'esodato contro i commercialisti che guadagnano l'iradiddio ma non sanno neppure calcolare gli anni di contributi. In mezzo autentici divertissement come Le vicine di condominio, che racconta il dilemma esistenziale dei rapporti di vicinato: meglio avere nella porta affianco Pippo Civati o un capo ultras? E se Ba ba Lotelli (storia di un amante rinchiuso nell'armadio durante le partite dell'Italia) avrebbe potuto diventare un tormentone se Supermario non fosse diventato il tormento dei tifosi, Making love on the beach o Pezzone (risate garantite) sono brani che riescono a tenere alta la tensione senza mai inciampare nel cattivo gusto. Per di più, proprio seguendo le tracce del rock demenziale alla Skiantos, il disco è suonato molto bene, con un impianto strumentale che non lascia nulla al caso e con arrangiamenti che non si perdono mai per strada. Ovvio, qualche volta spunta il gnocchismo perfido come ne I miei parenti di Bergamo che celebra la «città bassa» trascurata dalle guide del Cai e del Fai o in Un chilo di veleno, che è sostanzialmente un vademecum sui migliori modi per dividersi dal partner. Ma nel complesso Un toy boy per Maria Elena Boschi è un disco divertente, pieno di accenti rock e citazioni punk come in Sali sulla mia moto. Ed è la conferma che la vera ironia regge in confronto con tutto, anche con la musica suonata per davvero.