Baricco e Richard Ford al Salone di Torino

il filo conduttore sarà "Oltre il confine", illustrato da Gipi nell'immagine simbolo dell'edizione (un libro che scavalca un muro)

Archiviata la prima edizione di Tempo di libri a Milano, senza un vero trionfo di pubblico, tocca alla 30esima edizione del Salone del libro di Torino (18-22 maggio) - da quest'anno diretto dallo scrittore Nicola Lagioia - giocare le sue carte. Ieri nell'ex Aula del Parlamento Italiano di Palazzo Carignano, Lagioia e il presidente della Fondazione per il Libro, Massimo Bray, hanno presentato il programma definitivo. Come già annunciato, il filo conduttore sarà «Oltre il confine», illustrato da Gipi nell'immagine simbolo dell'edizione (un libro che scavalca un muro). Lagioia ne ha chiarito il senso «non neutrale»: «Un muro, proprio nell'anno di Trump e della Brexit, fa capire che il Salone non è soltanto il luogo dove la maggior parte degli editori italiani si danno appuntamento ogni anno, ma è anche il posto in cui si riflette attraverso i libri che sono uno degli strumenti più complessi per raccontare il mondo in cui viviamo». Poi si è passati ai numeri che ovviamente sono stati di confronto sia con le precedenti edizioni sia, indirettamente, con i «concorrenti» di Milano: 11mila mq (il 10% in più dello scorso anno), 424 titolari di stand (nel 2016 erano 338), 9 stand di progetti speciali. Presenti 1060 case editrici (di cui 390 con stand proprio), 1200 appuntamenti.

Quanto agli ospiti: nella sezione dedicata agli Usa ci saranno il premio Pulitzer Richard Ford, Jonathan Lethem, Emily Witt (autrice di Future Sex) e Miriam Toews. Alessandro Baricco e Francesco Bianconi dei Baustelle saranno invece protagonisti di un evento dedicato a Furore di John Steinbeck. Ma al Salone ci saranno anche Daniel Pennac, Luis Sepúlveda, Roberto Saviano, Annie Ernaux, Amitav Ghosh e Alicia Giménez Bartlett. Inevitabili i ringraziamenti alla sindaca Appendino e al governatore Chiamparino per aver difeso il Salone. Inevitabile anche qualche riflessione rispetto a Milano. «Due saloni - così Lagioia - possono esserci, ma l'importante è che siano il frutto di una concertazione. Se invece sono il frutto di una spaccatura, bisogna cercare di ricomporla». E per Lagioia non è impossibile: «È stato più difficile la crisi dei missili di Cuba. Se quella crisi è stata superata...».