Le "Barricades" pop di Ceribelli contro la paura del terrorismo

Un'alternativa ottimista e colorata ai grigi e deprimenti new jersey

Le barriere new jersey sono il grado zero dell'arredo urbano. Ma già dire «arredo urbano» evoca visioni di panchine arrugginite, fioriere brulle, cestini tracimanti spazzatura. Questi di solito sono i risultati di commissioni edilizie e di discussioni notturne nei consigli comunali, e quanto più il geometra di turno è ardito e il sindaco accondiscendente, tanto più i manufatti saranno orrendi. Certo, il new jersey di solito è provvisorio, eppure la cosa spaventa perché siamo in un Paese in cui non c'è nulla di più definitivo del provvisorio e oggi le barriere in cemento stanno trovando largo uso, soprattutto nei centri storici, per prevenire attacchi terroristici con furgoni e camion come quelli tragici di Nizza, Londra, Barcellona.

Gli effetti deturpanti di questi sistemi di sicurezza, a protezione di zone pedonali e piazze che riassumo la bellezza dell'arte italiana, sono così palesi da aver suscitato un pur minimo dibattito pubblico, soprattutto tra urbanisti e archistar che hanno proposto varie soluzioni. La più ovvia è l'utilizzo di fioriere anche in ossequio alla battuta che dice: «gli architetti nascondono i propri errori dietro i rampicanti». Rispetto ai new jersey grigi, perfino rispetto a quelli decorati dagli street artist (a parte i geniali panettoni/pinguini di Pao il resto spesso è orribile), il verde è comunque un passo in avanti e se ben tenuto rende pittoresco anche il luogo più scalcinato.

Ci sono però altre possibilità più suggestive e altrettanto sicure. Per esempio l'intervento artistico tout court, che non si limita come nell'antichità all'esposizione dell'effige sacra o dell'icona a protezione del luogo, bensì prevede l'intervento solido e materiale del contemporaneo. Così ha pensato il duo Diego Bernardi (facilitatore) - Simone Sacchi (Neon Gallery di Pavia), supportati dalla veemenza curatoriale di Vittorio Sgarbi, immaginando di portare l'istallazione Barricades di Paolo Ceribelli nelle zone più a rischio, prima tappa a Milano, quando arriverà il nulla osta del sindaco Beppe Sala.

L'istallazione presentata a Como durante Streetscape5, una manifestazione di land art targata Ied, si compone di una serie di cavalli di frisia di diverse dimensioni e pesi (da 1 a 2 metri, da 100 a 200 kg), rutilanti nei loro colori smaltati (blu, rossi, rosa...), che evocano non la tragedia della guerra vera, semmai la giocosità della guerra finta, quella che si combatteva da bambini con i soldatini in plastica. Soldatini che, colorati e posizionati sulla tela in modi geometrici e ossessivi, sono uno dei marchi di fabbrica proprio di Ceribelli, classe 1978, il quale con questo nuovo lavoro intende approfondire il tema del «limite», inteso come limite mentale e fisico, insinuando nello spettatore o nel semplice passante l'idea di non poter oltrepassare una zona, ma nello stesso tempo costringendolo a ragionare su quella porzione di spazio che da semplice passaggio, arricchendosi di esperienze, diventa «soglia». L'obiettivo resta quello della sicurezza, il tema non facile è il terrorismo, l'atmosfera quella della paura. Però l'intervento con sculture pop può alleggerire il contesto, preservando il paesaggio architettonico.