«Basta odio e vanità Oronero è un canto libero contro i pregiudizi»

L'artista torna con quindici brani e un tour. «Registrare un disco come mamma-cantante è complicato Sanremo? Non ho più il fisico»

Cantanti si nasce. Ma fuoriclasse si diventa. Con fatica, consapevolezza e ricerca. Nel suo nuovo disco Oronero, Giorgia canta davvero da fuoriclasse, senza manierismi o autocompiacimenti vari. Canta per sottrazione, lasciando nella canzone soltanto l'essenza della voce e dell'interpretazione. Insomma, nei quindici brani di Oronero c'è una vampata di classe come oggi difficilmente capita di trovare nei dischi pop. «Ci ho lavorato per due anni, mescolando la musica al mio ruolo di mamma, e non è stato facile», spiega lei entusiasta. E se il singolo Oronero viaggia benissimo in radio, all'orizzonte ci sono alcuni appuntamenti «in store» a Milano, Roma e Napoli e, soprattutto, un tour firmato Live Nation che dalla prossima primavera girerà in lungo e in largo l'Italia per «arrivare anche in città dove non canto da tanto tempo come Genova». È la conferma che questa artista assai schiva, molto poco pararazzata e ancor meno chiacchierata, non ha ancora smesso di crescere e di avere dubbi. E ogni volta prova a mettersi in gioco come se fosse un debutto.

Bentornata, cara Giorgia, ma perché scegliere un ossimoro come titolo del disco?

«Perché il nostro mondo è così. È pieno di risorse luccicanti e preziose come l'oro, ma spesso sfruttate male e quindi destinate a diventare buie».

Ossia?

«È un mondo nel quale prevale il pregiudizio sul dialogo. E il giudizio è quasi sempre portatore di odio o di negatività. C'è l'abitudine di attaccare l'altro per legittimare se stessi».

È il meccanismo degli «haters» sui social network.

«Bisognerebbe rendersi conto che lo sfogo non è mai una cura».

L'oro nero è il petrolio.

«E difatti anche il petrolio è una risorsa che può diventare veleno».

Ma è uno dei perni della nostra civiltà.

«È evidente che qualcosina non va e che abbiamo toppato».

Lei parla sempre chiaro. Stavolta un po' di più.

«È il terzo disco consecutivo nel quale c'è una mia foto in copertina. Diciamo che ci metto sempre la faccia. In questo disco c'è tanto di me e, non mi sono trattenuta».

Non a caso ha scritto dieci brani e ha lavorato moltissimo con il suo compagno Emanuel Lo.

«Sul lavoro siamo perfetti, ognuno fa la propria parte rispettando i reciproci spazi. Poi a casa discutiamo e litighiamo come tutte le coppie. E io faccio sempre la figura della rompiscatole...».

Sempre si cambia è firmata da Pacifico.

«Ha scritto quel testo per me e mi ci sono ritrovata alla perfezione. Ci sono versi che mi vestono benissimo come provavo a guardarmi e non c'ero oppure ma è nel dolore che cresci».

C'è un filo conduttore in questo Oronero?

«Per quanto riguarda i suoni, con il produttore Michele Canova abbiamo deciso di tornare a quelli più elettronici e compatti di Dietro le apparenze del 2011. Però nel complesso c'è molta varietà. Per quanto riguarda i testi, il fil rouge è una sorta di richiamo a essere meno distruttivi e più costruttivi. In ogni contesto. In Vanità, al quale ho lavorato per due anni, c'è anche un richiamo alla situazione dei migranti, che è di enorme e preoccupante attualità».

A proposito di attualità, il suo pubblico ringiovanisce invece di invecchiare...

«Scopro che ci sono bambini di 7 o 8 anni che mi ascoltano, sono come Gianni Morandi».

Sanremo?

«Non ho il fisico per una gara così...».

Giorgia, molti la considerano l'erede di Mina.

«E ce lo siamo guadagnato... Sono sempre stata la prima a mettermi in discussione ma sono rimasta fedele e coerente alla mie idee».