Battaglie, sangue, fango: i ribelli combattono senza Jedi e spade laser

«Rogue One» è un film chiuso con atmosfere anni '70 che rende omaggio a Sergio Leone

Il primo spin-off di Guerre Stellari, film fortemente marziale, decisamente bellico e in costume, Rogue One di Gareth Edwards (il titolo viene dal lessico militare) è un'opera di raccordo che s'incastra a baionetta nel resto della saga di Star Wars, saziando le curiosità stimolate da Episodio VII. Tradizionale e moderno, collocato tra La vendetta dei Sith e Una nuova speranza (il primo e l'ultimo film della nuova trilogia), l'episodio a se stante, prima concepito come serie tv e poi come film a basso costo, si situa tra la fuga della principessa Leila con i droidi e il messaggio per Obi Wan Kenobi, ma fa a meno di cavalieri Jedi, Ewoks, figure del Destino e spade laser, elementi usuali nel mondo di George Lucas. Per ammissione del regista, firmatario di Godzilla, qui si rende omaggio a Sergio Leone e al suo C'era una volta in America, soprattutto nell'epica scena iniziale.

La trama Basato sul rapporto padre-figlia, Rogue One ha il suo perno nel personaggio di Jyn (Felicity Jones, l'attrice inglese al fianco di Tom Hanks in Inferno), tormentata ragazza androgina e leader nata, che fisicamente ricorda la Ripley di Alien, ossuta e decisa. Intorno alla sua complessa relazione con il padre Galen Erso (Mad Mikkelsen, più carismatico che mai), inventore della Morte Nera, l'enorme stazione spaziale dell'Impero, gira l'Alleanza: i suoi Ribelli, infatti, vogliono manipolarla per arrivare al potente genitore di lei, che comunque l'ha perso di vista quindici anni prima, e rubare i progetti della Morte Nera. Quando Jyn, traumatizzata dalla morte della madre, viene imprigionata, il capitano Cassian Andor (il messicano Diego Luna) guida dei Ribelli, provvederà a liberarla. Il concetto-chiave del film, espresso da Jyn, è: «La ribellione si fonda sulla Speranza». Cassian è un solitario, che ha per amico un droide imperiale, K-2SO: socievole e spiritoso, il droide dice sempre la verità. Due mercenari e un guerriero cieco, che ripete: «La Forza è con me, io sono con la Forza», compongono il manipolo sovversivo. In aggiunta, l'agguerrito Baze; l'indomito Saw, umanoide dai piedi di ferro (Forest Whitaker) e il pilota disertore Bodhi. Sono loro a fare la storia.

Il look del film Polvere, pioggia e fango accompagnano le azioni incessanti dei ribelli: sembra di stare ad Aleppo, oggi. E invece, tra sparatorie, sangue ed esplosioni senza sosta, si evidenzia un'elegante marcatura anni Settanta, un po' cupa e molto di moda adesso ad Hollywood: citazioni, omaggi e pezzi di vecchie astronavi, familiari come i mobili di casa faranno la gioia dei fan di Star Wars. Tra i vecchi eroi, compare Darth Vader in questa storia indipendente che non avrà seguito: in gergo spinoff significa storia che prende spunto da un elemento laterale di un'altra storia, trasformandolo nel proprio elemento principale.

Tra vecchie e nuove generazioni Tra consuete battaglie intergalattiche e le musiche di Michael Giacchino, che riprende il tema classico di John Williams, la platea 2.0 potrebbe restare disorientata. Per i più attempati, invece, scatta la chimica del film di battaglie.

Bodhi Rook, il nuovo Han Solo In Rogue One, l'attore inglese Riz Ahmed incarna Bodhi Rook. Esattamente come Luke Skywalker, Han Solo e Poe Dameron, questo giovane uomo ha un talento fuori del comune per pilotare qualsiasi cosa che voli. Deluso dal Governo, si unisce all'Alleanza Ribelle, ribellandosi all'Impero per rubare i programmi della Morte Nera. «La gente vuole cambiare e il mio personaggio è in linea col clima politico attuale», dice Riz Ahmed.