Beatles, Eleanor Rigby compie 50 anni: l'Orchestra della Toscana la dedica ai rifugiati

Vero e proprio brano d'avanguardia nel panorama della musica pop degli anni Sessanta, esattamente cinquant'anni fa i Beatles entravano in sala di registrazione per incidere Eleanor Rigby. Per omaggiarne l'anniversario, l'Orchestra della Toscana ne ha eseguita una versione strumentale dedicandola ai rifugiati

Il 28 aprile del 1966 i Beatles entravano per la prima volta negli studi EMI di Londra per avviare le registrazioni di Eleanor Rigby, tra i brani di punta del loro album “Revolver”, considerato il primo LP “maturo” dei Fab Four.

La realizzazione del brano fu poi completata solamente in altre tre sedute di registrazione. Una rapidità d'esecuzione che fu tuttavia premiata dalla critica e dal successo del brano, che solo in Gran Bretagna rimase ai vertici delle classifiche per svariate settimane.

Una fama, quella di Eleanor Rigby, che si deve innanzitutto alla sua particolarità e avanguardia, almeno nell'ambito dell'allora panorama pop europeo. Per la realizzazione del brano, infatti, i Beatles non suonarono alcun strumento. Ad accompagnare la voce principale di Paul McCartney e i cori di John Lennon e George Harrison – impegnati nell'interpretazione di un testo ben più profondo rispetto ai grandi successi dei Fab Four fino a quel momento – c'era solamente un'orchestra di otto elementi. Un vezzo artistico pensato e fortemente voluto dal bassista e cantante del gruppo, totalmente supportato in questo progetto del cosiddetto “quinto beatle”, il produttore George Martin.

A cinquant'anni di distanza da quel 28 aprile 1966, le note di Eleanor Rigby sono tornate oggi a incantare con una missione ben definita. La parte strumentale – 4 violini, 2 violoncelli e 2 viole – è stata ripresa e interpretata infatti da alcuni componenti dell'Orchestra della Toscana, che all'interno di un progetto che vede coinvolto anche l'UNHCR, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha dedicato il brano ai rifugiati di tutto il mondo.

L'esibizione, condivisa su YouTube dal canale ufficiale dell'Orchestra della Toscana, è stata accompagnata da alcune parole che ne descrivono il profondo e attuale significato: “L’idea di questo incontro è nata dalla considerazione che le domande poste dal testo, 'Tutta la gente sola, da dove viene?', 'Tutta la gente sola, a chi appartiene?' siano ancora estremamente attuali. Nel mondo ci sono più di 60 milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni, e violazioni dei diritti umani. Sono loro, oggi, i protagonisti ideali del brano. L’invito a non lasciarli soli, è anche la riflessione a non considerare questa condizione come un loro esclusivo problema”.