Betty LaVette: la regina del soul canta McCartney ed Elton John

Se amate le star (vere o presunte) della black music tutta immagine e niente sostanza non rivolgetevi a Betty Lavette, figlia artistica della Detroit del dopoguerra (insieme a Emma Franklin, sorella della regina Aretha)e rivale del pop soul commerciale di Diana Ross. «Ho sempre cantato lo r’n’b e il soul seguendo la tradizione, e a 16 anni mi sono trovata in classifica con My Man. He’s a Lovin’ Man. Da allora non ho più cambiato strada». Voce passionale, inquieta, secondo alcuni «inimitabile», Betty ha cantato con James Brown, ha piazzato brani di successo come He Made a Woman Out of Me e Your Turn to Cry ma solo oggi, a 64 anni, il mondo del pop le riconosce il giusto tributo con l’album Contributions (in tutte le classifiche mondiali), in cui col suo fraseggio nitido e parsimonioso ricostruisce in versione black brani come Salt of the Earth dei Rolling Stones, Maybe I’m Amazed di McCartney passando per Nights In White Satin dei Moody Blues e l’emozionante Don’t Let Me Be Misunderstood (scritta per Nina Simone). «Gli artisti bianchi si ispirano sempre alla nostra musica, io ho seguito il percorso contrario sostituendo ai ritmi rock il soul e lo swing». E lo fa alla grande, con voce ferina, colorendo i brani senza orpelli decorativi, senza lasciarsi tentare dalla vacua verbosità del rock. «È una regina e Interpretations è uno dei miei album preferiti», ha detto Keith Richards unendosi al coro di apprezzamenti di pubblico, critica e addetti ai lavori. Un disco furbo? «Un disco difficile - ribatte lei - fare confronti non è mai facile, e poi sono andata a prendere brani che fanno parte della storia del pop rock. Noi abbiamo la grinta, il rock è figlio del blues e dello r’n’b, d’accordo, ma questi sono piccoli capolavori in musica ed è difficile affrontarli. Wish You Were Here e Don’t Let the Sun Go Down On Me di Elton John non sono una passeggiata». Un’operazione simile l’aveva già fatta con I’ve Got My Own Hell to Raise (votato miglior album soul del 2005), titolo preso da un brano di Fiona Apple e che contiene soltanto cover di interpreti femminili come Sinead O’Connor, Joan Armatrading, Lucinda Williams. «Non si celebrerà mai abbastanza il valore della donna nel mondo e nell’arte: questo è il mio contributo», commenta Betty Lavette, che comunque per i veri appassionati ha inciso The Scene of the Crime e pubblicato le raccolte Take Another Piece of My Heart e The Complete Silver Fox Recordings. Ora è richiestissima, sale sul palco con Bon Jovi, con Ringo e McCartney ma senza montarsi la testa, col garbo di una vera regina del soul, che sa cosa vuol dire il ghetto e soprattutto sa come trasformarlo in un «lounge bar» di lusso.