Bieber la star depressa: "Basta con la musica sono troppo infelice"

Il cantante annuncia (di nuovo) il ritiro: "Appena potrò, tornerò con un album forte"

Ci risiamo. Forse per Justin Bieber l'annuncio del ritiro è un mantra rassicurante. Oppure no, magari è la volta buona. Ieri ai suoi 106 milioni di followers di Instagram ha scritto testuale che «adesso sono concentrato sulla risoluzione dei problemi che ho per non crollare, in modo da poter sostenere il mio matrimonio ed essere il padre che voglio essere». L'ha già detto altre volte, poi ha smentito, poi ha lasciato che la sua popolarità si riempisse di zone d'ombra, tra il detto e non detto e il si dice. Già nel 2013, ossia alla bellezza di 19 anni, aveva twittato senza tanti giri di parole nel giorno di Natale: «Mi ritiro ufficialmente». Ma allora il suo manager e scopritore Scooter Braun aveva sostenuto che fosse uno scherzo e tutto era finito così, a parte qualche mancamento delle sue fan che si chiamano «belieber», una crasi tra Bieber e believer, credente. In effetto hanno dimostrato spesso di credere a tutto. In ogni caso, qui e là, la parola «ritiro» si è affiancata spesso al faccino quasi imberbe di questa popstar anomala e precocissima, un ragazzino classe 1994 che è il risultato tecnicamente perfetto di una raffinata miscela di talento e casualità. Scoperto a tredici anni da Scooter Braun, che poi è diventato il suo manager, Justin Bieber ha iniziato come tanti, cantando cover e caricandole su YouTube. Le sue preferite erano di Usher, Justin Timberlake e Chris Brown, che ha rapidamente superato in vendite e in popolarità. In pochissimi mesi, per una intera generazione Justin Bieber è diventato un messia pop, pubblicando quattro dischi (l'ultimo del 2015) e una mitragliata di singoli (nel 2010 Baby è stato più visualizzato di Bad romance di Lady Gaga) oltre a vincere un Grammy Award, recitare al cinema e in tv ed esibirsi in almeno un paio di tour mondiali.

L'ultimo, quello di Purpose, si è concluso prima perché, arieccola!, la depressione non ha più concesso tregua. Era il luglio del 2017. Da allora questo canadese di London ma ormai americano, visino sottile e capelli biondastri, ha fatto più parlare i social o le cronache che le classifiche.

Già prima, nel 2014, è stato arrestato a Miami per guida in stato di ebbrezza senza patente e fece resistenza con violenza aggravata. Ma non è certo un gradasso manesco: a una partita dell'Nba, reagì male a un hater ma ebbe la peggio e, in sostanza, si prese qualche ceffone.

Per farla breve, se hai un successo planetario a quindici anni e dieci anni dopo sei ancora popolarissimo, il tuo problema sono soprattutto le conseguenze di tanta esposizione, visibilità, potere, stress. In una parola: depressione. «Sono stato in tour per tutta la mia adolescenza e gran parte dei miei 20 anni - ha scritto ieri - e, durante l'ultimo tour, ho realizzato ciò che anche voi sicuramente avete capito: ossia che ero infelice. Io non me lo merito e neanche voi». Buio assoluto per un 25enne che ha tutto il desiderabile (materialmente). Si pensava che il matrimonio con la modella Hailey Baldwin, classe 1996, sarebbe stato un toccasana.

Ma figurarsi.

Dal giorno delle nozze (13 settembre 2018, pochi mesi dopo il fidanzamento ufficiale), Justin Bieber non ha dato belle notizie alle beliebers, anzi. Nessun progetto all'orizzonte. «Tornerò al più presto possibile con un album che spacca», ha confermato ieri facendo finta di non sapere che tifosi adolescenti e volubili come i suoi hanno pochissima pazienza.