Bob Marley, visionario sempre attuale

Ne Il futuro è solo l'inizio pensiero e aforismi del re del reggae

Sembra scritto oggi. E la prefazione, sia consentito, avrebbe potuto esser firmata da Jorge Mario Bergoglio in libera uscita da San Pietro. Invece l'introduzione de Il futuro è solo l'inizio (Mondadori, pagg. 110, euro 12) è di Cedella, prima figlia di Bob Marley, tre Grammy Awards con i The Melody Makers, una delle più sincere portavoci della memoria di chi è indubbiamente il re del reggae anche oggi, a trentadue anni dalla morte.
In queste pagine ci sono parole e pensieri e aforismi di un artista che è rimasto tutt'uno con la propria musica, vivendola e morendoci dentro. «La maestra dice: “Chi sa parlare, parli; chi sa fare qualcosa, faccia; chi sa cantare, canti!”. E io canto. Certa gente canta per gioco. Io non sono un artista di quel genere», ricordava spesso e di sicuro se lo ricordano anche i curatori della mensa dei poveri del ghetto di Kingston che, secondo la vulgata, si mantiene con i diritti d'autore di No woman no cry, uno dei brani simbolo di Marley. «Il denaro in Giamaica è un pezzo di grasso che domina i cuori delle persone» diceva. Al netto dell'idolatria (e lui è stato idolatrato) e dell'opportunismo ideologico (che spesso ha stravolto il suo pensiero), Bob Marley è stato un idealista luminoso di fede e poesia («Preferisco non scrivere se non ho una visione, Dio la può dare, e se la può riprendere»), appeso a sogni che sapeva di non poter mai realizzare («Un giorno vorrei vivere in una fattoria. Una vita del genere è dolce. Quando sta per arrivare la pioggia lo capisci, perché i polli si eccitano e si ingrassano le penne») perché non avrebbe mai potuto fuggire il proprio destino: «La prima cosa che devi sapere di me è che dico sempre quello che penso».
A bordo di una vita sentimentale complicata, questo ragazzetto nato saggio ha mescolato visioni («Dicono che il Secondo Avvento sia vicino. Rastafari ha detto che sarebbe tornato dopo duemila anni. E ne sono passati 1977») e diagnosi feroci dell'umanità tipo «Il diavolo vuole il potere, Dio no. Ma il diavolo ha bisogno del potere perché è insicuro». Perciò sfogliando queste centodieci pagine, godibili e graficamente agili, si riesce a purgare l'icona Bob Marley dall'agiografia mercantile per arrivare davvero all'essenza di un cantante atemporale che è indubbiamente una luce ancora accesa di ciò che resta del nostro candore: «Se il Paradiso è il posto giusto (dov'ero prima di nascere), allora avrei dovuto restarci».