Dal Boss agli Stones, il passato vale oro

Inediti e rarità vendono più copie degli album nuovi. E tengono vivo un mercato in crisi

Se le novità più attese vengono dal passato, c'è un problema. Ma il problema è ancora più grave se queste novità sono il "core business" di un settore sempre più ripiegato su se stesso. Nei prossimi mesi, oltre alla solita mitragliata di dischi destinati a sparire in poche settimane, arriveranno cofanetti, rarità e live degli artisti che sono in corsa da decenni e che non hanno esaurito né repertorio né la voglia dei fan di ascoltarlo. Il "nénéismo" del rock.

Dai Pink Floyd, con l'imperdibile The early years 1965 - 1972 che è il testamento musicale di Syd Barrett, in uscita l'11 novembre con oltre 12 ore di musica e 20 inediti, fino ai Rolling Stones che ripubblicano i propri dischi anni '60 in "versione mono" in un unico cofanetto dal prezzo inaudito, passando per Beatles, Sex Pistols, Bruce Springsteen e David Bowie. Un gigantesco ripescaggio, un sofisticato lavoro di editing e masterizzazione. Ma perché? Perché questi sono gli ultimi dischi "fisici" che ancora funzionano. Sono destinati a un pubblico cresciuto con i vinili e, al massimo, con i cd, quindi dai quarant'anni in su. Un pubblico ormai seducibile quasi soltanto con i concerti e gli eventi straordinari oppure con pubblicazioni di memorabilia dei loro eroi.

In effetti i contenuti di queste pubblicazioni sono spesso straordinari, come i quattro inediti dei Beatles in Live at the Hollywood Bowl oppure le demo inedite e i pezzi al The Roxy della riedizione del primo disco dei Ramones e, infine, come i ben cinque inediti di Chapter and verse, il disco di 18 tracce che accompagna l'autobiografia di Springsteen non a caso intitolata Born to run (in uscita da noi a settembre per Mondadori).

Si tratta di un'interessante e nostalgica riscoperta del passato, anzi di un passato che non è ancora passato perché i biglietti venduti ai concerti di questi eroi del rock (Beatles, Bowie e Ramones esclusi per ovvie ragioni) confermano quanto ancora vitale sia l'interesse del loro pubblico. Ma, come accade al cospetto delle leggende, la voglia di scoprire e ascoltare brani mai ascoltati non si esaurisce mai. Perciò conitnuano a uscire rarità (e stavolta saltano un giro i Doors...). È la conseguenza inevitabile di un'epoca che ha prodotto autentici miti, ha cambiato i costumi ma che oggi non trova alcun erede in grado di essere altrettanto esplosivo e condiviso. Nessuno o quasi dei nuovi eroi del rock o del pop ha la stessa forza evocativa e la stessa intensità visionaria di chi suonava nei '60, '70 oppure '80. Una volta questo sarebbe stato un discorso da vecchio conservatore, oggi è solo l'impietosa fotografia di una realtà che la discografia per anni ha faticato a comprendere e a metabolizzare. Di certo mancano i tabù da sfatare e le ideologie da divulgare come accadeva in quegli anni. però manca anche l'entusiasmo utopico che ha agitato tanti grandiosi rockettari. Insomma, nel 2016 il pop si alimenta con l'usa e getta che dura in media tre mesi. Il rock si rigenera scoprendo le rarità che mediamente hanno almeno trent'anni. Una frattura che la dice lunga sullo stato del mercato. E che spiega perché ormai, come prevedeva Brian Eno, sempre più spesso le canzoni sono soltanto "sottofondo per le ampie hall degli aeroporti". Già.