Box Office

Visto il risultato del box office di Ferragosto la battuta viene spontanea: invece che pagare, magari salatamente, attori che, a volte, recitano da cani, non val la pena puntare direttamente sui migliori amici dell’uomo che costano meno (e fanno pochi capricci) ma rendono, al botteghino proporzionalmente di più? La riprova è data dal cagnolone Sansone che nel ponte dell’Assunta (mentre Stallone, negli Usa, con The Expendables, a 64 anni fa il miglior risultato all’esordio della sua carriera, meglio dei vari Rambo: 35 milioni di dollari nel weekend) ha incassato, in Italia, oltre 700mila euro proiettando «l’omaggio su grande schermo» al primo posto della top ten. Del resto, il gatto Garfield ha fatto scuola e, visto il successo registrato dal collega a quattro zampe, sembrava logico provarci anche con il cane danese reso famoso dalla celeberrima striscia a fumetti (in Italia è stata pubblicata a lungo su Topolino e La Settimana Enigmistica) ideata, cinquantasei anni fa, dal disegnatore Brad Anderson e diffusa su seicento quotidiani distribuiti in oltre venti paesi. Fin qui le note liete. Perché nonostante gli incassi siano dalla sua, non si può certo dire che questo Sansone sia un film esaltante. Quella che gli spettatori stanno vedendo nelle sale è, di fatto, una storia banalotta che serve da pretesto per collezionare una serie di sketch a misura di bambino (con il solito abuso delle gag corporali). Ci può stare, per carità: il messaggio che famiglia ed amici contino più di ogni carriera viene facilmente colto. L’idea poi di considerare il parco riservato ai cani alla stregua di un liceo a quattro zampe fa sorridere, così come le prese in giro alle Paris Hilton di turno con chihuahua trasportati nelle borsette griffate). Però, non si può non storcere la bocca davanti alla scelta di trasformare, con l’abuso della computer graphic, questi poveri cagnolini (ben addestrati) in logorroici protagonisti che non tacciono mai, neanche fossero dei politici. In Italia, è Pupo a prestare la voce a Sansone e lo fa senza sbracare (cosa molto facile in queste situazioni) e con i giusti toni; peccato che come contorno abbiano deciso di attribuire agli incolpevoli cagnolini la solita calata di dialetti rappresentativi dello Stivale, in stile Shaolin Soccer. Forse siamo troppo pignoli. Bambini, naturali destinatari, e i numerosi amanti dei cani sanno perdonare questi piccoli peccati. Anche se al cinema si dovrebbero trascinare tutti quelli che non trovano di meglio che abbandonare queste povere bestiole lungo le strade.