Brava e divertente la Pivetti «en travesti»

Abituati alle mille finte luci televisive e ai filtri dei social media, è difficile regalare eleganza e fascino alle scene, un tempo sontuose, della commedia con musiche. Ci riesce la regia di Emanuele Gamba con Viktor und Viktoria, protagonista una Veronica Pivetti convinta e convincente. La storia è quella vista al cinema con l'impareggiabile Julie Andrews, sacrificata nei testi dalla scelta della versione originale del 1933 e dalla stavolta - timida riscrittura di Giovanna Gra, che lascia alla bravura degli attori il valore dei «tipi» e ama invece giocare anche troppo con doppi sensi arcinoti. L'attrice Suzanne fa la fame nella Berlino di Weimar finché un gregario italiano, Vito-Yari Gugliucci, non le sventola sotto il naso un'opportunità intrepida: fingersi uomo per andare in scena en travesti nei cabaret e solleticare la morbosità della camicie brune. Nasce una stella androgina, di cui s'innamora il seducente conte Von Stein, e finirà in favola. Quel che conquista è l'energia, e la voce, di una Pivetti che mai è sembrata così femmina come in questo ruolo maschile: tutta tenerezza ironica e fragile alterigia, senza mai scadere in trite ambiguità, nemmeno nella scena in stivaloni da portiere di notte. Suo ottimo contraltare la ballerina-soubrettina «bionda e stupida» Roberta Cartocci, deliziosamente brava e buffa. Le scene agili ed evocative di Alessandro Chiti e i costumi cinematografici di Valter Azzini rendono credibile ogni richiamo all'epoca senza inutili esibizionismi sulla dittatura.

VIKTOR UND VIKTORIA Milano, Teatro Nuovo, fino a domani, poi in tournée.