Bruno Frank e la biografia di Cervantes oltre la vita

Andrea CateriniCome si diventa poeti? Dev'essere stata questa la domanda che spinse Bruno Frank (1887-1945) a scrivere un romanzo sulla vita di Miguel de Cervantes. Frank, che ha avuto scarsa fortuna editoriale in Italia, è stato uno scrittore e drammaturgo tedesco di origini ebree, emigrato negli Usa per fuggire a Hitler. Il suo Cervantes è del 1934. In Italia fu tradotto due anni dopo per Bietti. Ora Castelvecchi lo riscopre nella stessa traduzione di Lavinia Mazzucchetti (pagg. 238, euro 17,50). Frank sapeva che dove non arrivano le fonti (di Cervantes non si possiede neppure una lettera autografa e pochissime sono le notizie sulla sua vita sorte simile a quella del suo contemporaneo Shakespeare e di Dante, i tre padri della letteratura occidentale) è l'arte a doverle reinventare.È così che costruisce un romanzo che potremmo definire sia storico sia d'avventura, intorno alla vita di un uomo che fu insegnante di lingua spagnola di un cardinale in Vaticano, soldato cristiano nel Mediterraneo contro i Turchi, dove perse la mano sinistra, in seguito schiavo e prigioniero ad Algeri, fino al fortunoso ritorno in Spagna dove visse in povertà nel vano tentativo di divenire autore per il teatro. Forse la domanda più esatta che Frank si sarà posto è stata invece un'altra: come si arriva a scrivere un capolavoro? E si tratta di uno dei capolavori destinati a diventare proverbiali, quelli che tutti citano pur non avendoli magari mai neppure letti. A ben vedere tutto il romanzo è uno slancio, una rincorsa di eventi che devono confluire nel Don Chisciotte, dico in quell'atto creativo e ultimo in cui Cervantes si gioca tutta la vita. Eppure, del romanzo Frank non fa cenno se non all'ultimo capitolo, quando Cervantes, chiuso in carcere per debiti, anziché usare i fogli e la penna che gli dovevano servire per tentare un ricorso, inizia a scrivere il suo libro.Frank sembra voler forzare l'attenzione proprio su questo. «In arte quel che importa è il punto di partenza. Il suo era ottimo, era avviato per una via benedetta». Lì dove la vita pare ormai aver esaurito ogni speranza, quando ogni ambizione si è vanificata, quando tutto è ormai perduto, nel profondo di un uomo resta ancora un capitolo da scrivere, un giorno di gioia e di luce, quello in cui ciò che è stato e ciò che sarà ma che non conosceremo mai confluiscono in una nuova vita, una vita dentro l'eternità dell'espressione.