Bukka White, il «carcerato» del blues

I suoi 78 giri sono stati oggetto di culto per decine di chitarristi acustici bianchi e ne hanno lanciato il mito. Bukka White è stato una leggenda del blues sia per la carica ritmica della sua chitarra che per la sua voce tonante e sguaiata che raccontava storie di vita vissuta. Finì in carcere, nel famigerato penitenziario di Bukka White (sparò a un uomo per legittima difesa e fu arrestato da uno sceriffo che il mito indica come il bluesman Big Joe Williams) dove scrisse alcuni dei suoi blues più tocccanti come Sic 'Em Dogs On Me, When Can I Change My Clothes e Parchmam Farm Blues. Era cugino di B.B.King ma il suo stile era agli antipodi di quello raffinato del maestro; più che altro imparò i segreti del Delta blues dalla strada e da Charley Patton. nell'album Bukka White: High Fever Blues. The Complete 1930-1940 Recordings (Soul Jam) sono raccolte le sue incisioni più significative. White era un chitarrista funambolico che suonava lo strumento anche tenendolo dietro alla schiena (come poi fece in versione elettrica Jimi Hendrix) e che godette di grande popolarità anche negli anni Sessantas durante il blues revival. Un giovane musicista bianco come John Fahey (insieme al collega Ed Denson) andò a cercarlo nella cittadina dove viveva, Aberdeen, dopo aver ascoltato l'autobiografica Aberdeen Mississippi Blues. Fahey inviò una lettera a White con soltanto il suo nome sulla busta e il nome della cittadina. La lettera arrivò miracolosamente a un cugino di White che gliela recapitò, e da lì partì la sua carriera e la sua influenza anche sul mondo del rock.