"Designated Survivor": la nuova serie sulla Casa Bianca

Una strage porta alla Casa Bianca un onesto funzionario di terzo piano. Sarà possibile governare senza cinismo?

Cosa accadrebbe se un patriota integerrimo, sensibile e prudente arrivasse al potere, diventando presidente degli Stati Uniti? Sarebbe compreso e rispettato? Avrebbe il sostegno dei media? Verrebbe inghiottito dagli spietati meccanismi della politica?

A queste domande prova a rispondere la serie tv Designated Survivor (sopravvissuto designato) con Kiefer Sutherland nei panni del Comandante in capo. La trama, in breve. Mr Kirkman è un funzionario di terza fascia, un sotto-segretario che si occupa di urbanistica. Sta per essere liquidato: i suoi progetti, utili in campagna elettorale, sono considerati una palla al piede dal presidente democratico appena rieletto per un secondo mandato. Succede però l'imprevedibile. Nel corso della cerimonia di insediamento, l'intera classe politica viene spazzata via da un attentato terroristico al Congresso. Si salva solo Kirkman, il sopravvissuto designato, ovvero l'uomo scelto per non partecipare alla cerimonia e sedere nello studio ovale nell'improbabile caso di disgrazia totale (accorgimento realmente previsto dalla legge). La disgrazia totale si verifica. Mr Kirkman, undicesimo nella catena di comando, poco aggressivo, molto idealista, felpa dell'università (non di grido), occhiali fuori moda, si trova a dover salvare l'America da una crisi storica. Le cose si mettono male. Tutti sanno che Kirkman era un due di picche destinato alla rottamazione. Il governatore del Michigan neppure gli risponde al telefono e avvia una secessione di fatto. L'Iran blocca le rotte del petrolio, sicuro di restare impunito. I generali ardono dal desiderio di aprire il fuoco contro chiunque sia sospettabile di essere responsabile della strage. La paura si diffonde tra i cittadini e scoppiano tumulti in cui sono presi di mira soprattutto gli immigrati musulmani. Senza motivo, probabilmente, perché le esplosioni sembrano frutto di una congiura dai confini molto incerti. Il presidente per caso è pieno di dubbi ma pare dotato delle capacità per reagire. Lo dimostra stoppando il governatore del Michigan e soprattutto le fregate iraniane. Senza missili. Il punto è: squali e falchi riusciranno a sbranarlo e obbligarlo alle dimissioni prima che egli riesca a imporre davvero la sua autorità? Staremo a vedere. Per ora sono andate in onda solo le prime due puntate su Netflix (ogni domenica ne esce una nuova).

Senz'altro, per il momento, possiamo osservare un personaggio diverso rispetto allo stereotipo del politico senza scrupoli che va per la maggiore negli ultimi anni. In particolare Mr Kirkman si direbbe il contrario di Frank Underwood, il presidente interpretato da Kevin Spacey nella serie House of Cards. Se Underwood è un concentrato di cinica realpolitik spinta fino al crimine, Kirkman, pur sapendo cos'è la politica, non sembra voler derogare dalle regole morali dell'uomo della strada, quale in fondo è. Ma sarà così fino all'ultimo? Lo vedremo. Nel frattempo prendiamo nota di questa fiction che si interroga in modo originale sulla buona politica, quella agognata, almeno a parole, dai cittadini. Niente demagogia, spirito di servizio, diplomazia, uso della forza commisurato alla situazione e alle certezze (poche) di cui si dispone.

Kirkman si direbbe l'uomo giusto per liquidare l'anti-politica. Resta da chiarire un dettaglio: funzionerà tanta perfezione? Oppure il machiavellismo al servizio della ragion di Stato è una risorsa indispensabile per chi ha il dovere di decidere per tutti?