"Butto a mare il rock e prendo la nave del folk"

Sting presenta l'ultimo album intitolato "The last ship", che diventerà anche un musical: "Attraverso mio padre, vado in cerca delle mie origini"

nostro inviato a Londra

Comunque stavolta l'ha combinata bella: un disco e un musical che raccontano un po' della sua vita e di quella di chi parte e poi ritorna. A casa o dovunque. Una storia omerica, in qualche modo. The last ship, che prende spunto dalla crisi dei grandi cantieri navali della sua Newcastle, è la più grande sfida di Sting sin da quando con i Police ha mescolato il reggae con il punk. «E ne sono pure molto eccitato» dice lui in una saletta dell'Intercontinental a due passi da Westminster, neoalbergo con suite da quasi mille sterline a notte. In ogni caso dimenticate lo Sting pop: qui c'è un complicato folk malinconico e visionario come la trama e quindi, dice lui, «non aveva senso usare neanche il rock». Bye bye radio, in sostanza, e megasuccesso mainstream. Però, signori e soprattutto signore, Sting è in formissima anche se tra due settimane compie i suoi bei 62 anni. Stringe le mani con la forza di un boscaiolo del Nebraska, è più asciutto di un paracarro e il vero «sting», il vero pungiglione, rimane sempre lo sguardo curioso e implacabile. Quindi oltre dieci anni senza la furia luccicante dei brani in top ten sono stati un toccasana: a fine mese esce il disco, a giugno il musical debutta negli States e ormai Roxanne o Message in a bottle sembrano preistoria, invecchiati molto prima di lui.

Però scusi Sting, per chi non viene da Newcastle come lei non è facilissimo capire la trama delle canzoni.

«Erano tanti anni che non scrivevo canzoni nuove. Mi sono guardato dentro e mi è venuta l'ispirazione».

Ossia?

«Ho composto grandi successi pop con storie raccontabili in tre o quattro minuti. Ma è molto più difficile scrivere una storia lunga due ore».

La riassuma.

«Vengo da Newcastle e le più grandi navi del mondo sono state costruite in fondo alla strada dove sono nato. Gli operai lavoravano in un posto brutto e pericoloso che ora non esiste più. Mio padre faceva il lattaio ma voleva diventassi un ingegnere navale».

Le ambizioni dei padri spesso frenano i figli.

«La mia passione mi ha portato altrove».

Dappertutto. Anche da Assad in Siria.

«L'ho incontrato, sembrava un progressista disposto a cedere il potere. Ma, andando spesso in Medio Oriente, mi sono accorto che là tutto è diverso da come sembra».

Ognuno conosce bene solo il proprio mondo.

«Quando sono tornato nella mia casa ai tempi del disco Soul cages (1990 - ndr) mio padre stava morendo e stava morendo anche l'industria navale. Una sorta di parallelismo. Ora la città è rinata, io sono ricco e felice ma mi accorgo che spesso nella vita si scappa da dove si nasce. E poi si torna facendo tanta fatica per capire il perché si era andati via».

Sting, il suo disco (con tanto di musical) è pieno di metafore.

«La nave è fatta apposta. Simboleggia la partenza e il ritorno. La speranza o la morte. La nave nasce in una città nella quale non farà mai più ritorno. La metafora perfetta».

Perfetta e complicata. Per capirci, tra My Fair Lady e The Rocky Horror Picture Show, quale musical preferisce?

«Il primo senza dubbio».

Allora le sue canzoni sono la colonna sonora di un musical con una grande coreografia?

«Macché, non è un kolossal. Debuttiamo a giugno in qualche città americana e non sappiamo ancora se andremo a Broadway: dipende dal successo che avremo. Ma voglio un allestimento semplice, qualcosa che si possa mettere in scena anche nelle scuole con una chitarra acustica».

Il protagonista?

«In scena sarà l'attore Fred Applegate, che ha già recitato in The producer».

La sua storia ricorda quella di suo padre.

«Sì lo ricorda, anzi è proprio la sua. Quando ho iniziato a scrivere mi sono accorto che mi stavano uscendo ricordi e pensieri compressi dentro di me da decenni».

Il film Billy Elliot ha attirato attenzione sui minatori. Magari il suo musical riuscirà a farlo con le navi di Newcastle.

«In ogni caso ho voluto tutti musicisti della mia zona, compreso Brian Johnson degli Ac/Dc che appare in un brano della versione deluxe di The last ship».

Nel musical un ruolo importante è riservato al prete. Un suo ritorno alla fede?

«Sono cresciuto con mia mamma che mi spiegava la grande figura di Giovanni XXIII. E Papa Francesco mi è piaciuto sin dal primo momento».

Dicono sia così bravo nella promozione che il suo ufficio stampa sia meglio di quello di Lady Gaga.

«Forse, a pensarci bene, è lo stesso».