Un «Cabaret» per sorridere sulle difficoltà

Figlio d'arte, trent'anni di teatro (portati alla grande), cresciuto a pane e spettacolo, oggi è uno degli interpreti più completi nel genere teatrale più difficile che esista. Eppure Giampiero Ingrassia non sgomita, non fa proclami, non si mette mai sotto ai riflettori. Tranne quelli di scena. Come in questi giorni, e fino al 22, al Teatro della Luna di Assago, per Cabaret: musical reso celebre dall'omonimo film del 72 con Liza Minnelli. E del quale il nostro si dimostra strepitoso protagonista. Germania primi anni venti. La Repubblica di Weimar agonizza, all'orizzonte si profilano uomini con la svastica al braccio. Un tema insolito, per un musical.«E attualissimo. Cabaret racconta qualcosa che avvicina l'Italia d'oggi alla Germania di allora. Non per il nazismo naturalmente; ma per il caos esistenziale in cui stiamo precipitando. Apri un giornale e trovi solo cose orrende. La mancanza di valori certi fa sentire il bisogno di distrarsi, di fuggire il dolore. Il che è tuttosommato - ancora più inquietante».Il film-capolavoro di Bob Fosse. Precedente ingombrante o stimolante confronto?«Né l'uno né l'altro. Noi mettiamo in scena il testo teatrale di Masteroff, Kander ed Ebb, precedente al film, e che il film ampiamente rimaneggiò. Ci sono alcuni personaggi diversi, alcune nuove canzoni. Chi verrà a vedere lo spettacolo pensando alla pellicola, si troverà di fronte a parecchie, piacevoli sorprese».Tuttavia nella memoria dei cinefili resta incancellabile, oltre alla performance della Minnelli (il cui ruolo è qui ereditato da Giulia Ottonello) quella dell'ambiguo «maestro di cerimonie» Joel Grey.«Molto diverso dal mio. Inevitabilmente. Assieme al regista Saverio Marconi abbiamo deciso di renderlo più cupo. Una specie di tragico clown alla Tim Burton; un Joker disperato, consapevole del baratro su cui lui e il suo Paese stanno marciando. Il mio personaggio è l'unico a comprendere quel che sta per accadere. Ma cerca d'ignorarlo».Problema eternamente irrisolto: le canzoni nella lingua in cui tutti le conoscono, o in volenterose quanto spesso traballanti traduzioni italiane?«Noi le presentiamo in italiano. E' inevitabile: le canzoni di un musical e specialmente di un musical come Cabaret - sono parte integrante della trama, della psicologia stessa dei personaggi».Tra le pieghe di questo dramma si nasconde un'arma micidiale.«Proprio così. L'ironia. Un'ironia alla Cabaret, naturalmente: crudele, tagliente, espressionista, se vogliamo».