Campanile, l'unico capace di fare i conti con la burocrazia

Achille Campanile scrisse per L'Europeo un lungo articolo in cui, fra irresistibile surrealismo letterario e sottile ironia intellettuale, immagina che ogni cittadino italiano venga trasformato in un numero

E dire che non esistevano ancora le password. Altrimenti chissà cosa si sarebbe inventato quel sarcastico incorreggibile di Achille Campanile quando - anno di cara grazia 1965, ma per lui un periodo professionalmente di stanca - scrisse per L'Europeo un lungo articolo in cui, fra irresistibile surrealismo letterario e sottile ironia intellettuale, immagina che ogni cittadino italiano venga trasformato in un numero. In realtà scherzava fino a un certo punto. Proprio in quei mesi un celeberrimo matematico, Bruno de Finetti, stava mettendo a punto presso il ministero della Riforma della Pubblica amministrazione un futuristico (per i tempi) «codice anagrafico del cittadino». Un progetto che prevedeva per tutti gli italiani un numero di matricola al posto delle generalità, così da snellire la burocrazia e (beata illusione) individuare gli evasori fiscali senza possibilità di equivoci...

A questo punto chiunque conosca Achille Campanile, uno che se gli davi due battute ti costruiva attorno una tragedia, può immaginarsi cosa fu capace di inventarsi - lui Signore&padrone del calembour, giocoliere delle battute, maestro di stile e stilettate - in 300 righe o poco più... «Diventeremo tutti un numero: Carissimo 58, come stai?. Non c'è male, caro 41. Salutami 29..., 35 e 41 si sono divisi. Per quanto?. Ma no, si sono divisi legalmente»... Un caleidoscopio di giochi di parole, equivoci, fuochi d'artificio linguistici, citazioni colte e allusioni pop, freddure («La metà di 15 è 21, È un errore. No, è sua moglie), tra «Pari d'Inghilterra», «30 ha fatto un 48», via 4 Novembre, l'ode al 5 maggio, borgata Settebagni, la chiesa dei Dodici Apostoli, i Trecento delle Termopili, la 500, Le Mille e una notte e il Milione di Marco Polo... Liquidare Achille Campanile come un umorista - come recita un logoro luogo comune - è riduttivo.

Semmai, bisogna rivalutarlo. E a parte una collana ebook della Bur dedicata al Nostro, oggi l'editoria ha un po' dimenticato Campanile. Per fortuna - din don dan - ci pensa Henry Beyle, editore così serio che può permettersi tutta l'ironia del caso, a ristampare in un piccolo volume quel pezzo spassosissimo (Poltroni numerati, pagg. 36, euro 22) che dopo la pubblicazione postuma degli scritti giornalistici di Campanile (per il Mulino, nel 1992) era di fatto sparito. E così possiamo tornare a ridere.