Il canto gregoriano versione 2.0

Barabas rivisita la tradizione religiosa con sonorità elettroniche

Mattia Rossi

Chi ha detto che il gregoriano è musica per vecchi bacchettoni? Chi ha detto che è morto o roba solo da Messe? Nonostante i suoi mille anni, il canto nato all'ombra delle cattedrali medievali è un genere che continua a passarsela assai bene (basti pensare alla compilation di qualche anno fa dei monaci dell'abbazia di Heiligekreutz entrata nelle hit parade di tutto il mondo). Merito, certo, anche dei suoi restyling. Come, ad esempio, quello del cd Canticum novum in cui, già dal biblico titolo latino, viene svelata la missione di creare un «canto nuovo». Non tanto nuovo nell'accezione religiosa del termine, quanto in quella artistica e musicale: grazie alla collaborazione tra il Coro gregoriano Mediæ Ætatis Sodalicium, diretto da Bruna Caruso, e il musicista friulano Enzo Barabas, artista proveniente dal mondo del rock, le limpide monodie gregoriane si librano in ambientazioni sonore elettroniche.

L'impresa in cui il cd riesce eccellentemente non è da poco: Barabas permette alle melodie antiche di fluttuare in un universo musicale moderno, liberamente, senza alterarle. Da notare è l'alto valore artistico della sperimentazione di Canticum novum che non è sfuggito a uno dei massimi gregorianisti, Nino Albarosa, ordinario di paleografia e semiologia gregoriana all'Università di Udine. Barabas, scrive Albarosa, «è stato capace di ambientare i brani gregoriani della presente registrazione entro una fantasia sonora molto ben pertinente, senza snaturare per nulla il contenuto e lo spirito di quelle musiche e di quei testi venerandi». Una sperimentazione nuova ma filologicamente ortodossa. L'ideale per un rinnovamento ben fondato.