Capodanno: a Vienna Dudamel non fa il botto

Si sa che il Concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna è l'evento più ambito da tutti i direttori d'orchestra: per la magnificenza dello spettacolo offerto dalla sala dorata del Musikverein inondata dalla musica della famiglia Strauss e dei loro contemporanei e per la diffusione planetaria della trasmissione televisiva. L'onore di essere invitati a dirigerlo è un traguardo a cui vengono chiamati i Senatori della direzione d'orchestra, secondo una politica oculatissima quanto conservatrice. Quest'anno si è giocato in contropiede: operazione gioventù e simpatia con la chiamata del trentacinquenne Gustavo Dudamel, apparso secondo copione molto onorato durante tutta la meravigliosa cerimonia musicale. Il programma puntava molto intelligentemente su brani poco noti o desueti, con polche e galop perfettamente su misura per il temperamento musicale del maestro di Barquisimento, fiore all'occhiello del «Sistema» musicale venezuelano, il quale aveva a disposizione non va dimenticato - uno strumento perfetto (i Wiener) nel suo repertorio d'elezione. Purtroppo però la chimica fra l'esuberante latino-americano e la musica viennese non ha prodotto i fuochi d'artificio che ci si aspettava. Privato il valzer della sua ambigua sensualità, anche polche e galop non si smuovevano da una lettura spesso compiaciuta in manierismi non naturali. Dopo aver sentito di recente alla Scala Kirill Petrenko deflagrare un bis straussiano, ci si permette di segnalare il nome del direttore russo, educato a Vienna, per un vero rinnovamento interpretativo.