«È Caravaggio» La Francia scopre (forse) un tesoro da 120 milioni

È rimasto in un sottotetto per centocinquant'anni, dimenticato eppure in condizioni perfette. Eccezionali secondo gli esperti francesi, e in particolare Eric Turquin, l'uomo incaricato di stabilire se quella tela, scoperta in una soffitta di Tolosa nell'aprile di due anni fa, sia davvero un Caravaggio. Perché di questo sono convinte le autorità francesi, e il ministero della Cultura che - su consiglio del Louvre, che sarebbe interessato a «incamerarlo» nella sua collezione e si sarebbe già messo a caccia di mecenati interessati - ha definito il dipinto un «tesoro nazionale» sottoposto a vincolo: il quale perciò non potrà essere portato al di fuori dei confini francesi per i prossimi trenta mesi, nell'arco dei quali lo Stato dovrà decidere se acquisire il dipinto. Poi, scaduti i due anni e mezzo, il quadro sarà sul mercato mondiale.

Il quadro, appunto. Perché secondo il team di esperti, che l'ha presentato ufficialmente ieri, come ha raccontato Le Figaro, si tratterebbe di «un'opera perduta di Caravaggio, conosciuta finora attraverso testimonianze indirette»: la tela, 144 x 173,5 centimetri, rappresenta una scena biblica, Giuditta che taglia la testa a Oloferne e, secondo i francesi, sarebbe simile al dipinto che si trova a Roma, alla Galleria nazionale di Arte antica di Palazzo Barberini. Diverse lettere scritte fra il 1600 e il 1610 farebbero però riferimento anche a un'altra opera con lo stesso soggetto, che sarebbe stata dipinta proprio in quell'epoca. Se fosse davvero opera di Michelangelo Merisi il dipinto varrebbe qualcosa come 120 milioni di euro, secondo le prime stime.

Il quadro è stato ritrovato per caso, a causa di una perdita d'acqua dalla soffitta. I proprietari della casa sono discendenti di un ufficiale dell'esercito napoleonico e il quadro potrebbe essere giunto a Tolosa così, a metà dell'Ottocento. Secondo Turquin «questa luce particolare, questa energia tipica di Caravaggio, senza correzioni... fanno di questa tela un pezzo autentico». Ora tocca agli esperti del Centro di ricerche e restauri dei Musei di Francia indagare per scoprire se sia vero.

RedCult